Premio Poesia 2016

Poesia 2016 – Gabriella Capone

Parole

Le parole che non dici,
quelle che non sai,
quelle che non hanno voce,
quelle che non sono state ancora create,
vivono in te e fanno corona
al tuo essere.
Sono gemme che non hanno prezzo,
il loro valore è dato dal loro non essere
e dal loro avere consistenza inesprimibile.
Non hai merito per quanto non sai dire,
ma grande talento per quanto ineffabile
nel tuo pensiero alberga.
Canzone cantata senza voce,
volo nel cielo senza ali,
trasparente arpeggio di note solinghe,
e orizzonte senza confini
si son dati convegno
per dare consistenza e luce
a quanto celato, senza veli,
accoglie, senza riserve, la tua mente.

Gabriella Capone

Significazione critica della poesia “Parole”
di Gabriella Capone

La parola maieutica della Capone è carezza e incitamento all’emersione dei potenziali espressivi e comunicativi dell’infante, in qualità di dono e di responsabilità. È domanda identitaria, desiderio e attesa come aspettativa, cornice genitoriale e sociale che offre il primo riconoscimento, che dà unità e amore, per nascere ad esistenza l’essere nella parola, nel senso collettivo e condiviso, che ripete la memoria inconscia d’armonia grembale e d’infinito: desiderio vitale a nutrire un essere, ancora, senza altro pregiudizio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Manuela Magi

Ancora adesso

E poi è diverso il mare,
diverso,
come quando il frullo si fa volo
e le leggere piume di un viaggio,
sembrano disperate ali sullo specchio.
Ed è diverso il mare
nel doveroso canto annodato e teso,
nel mentre tacciono le note delle mani
che intrecciano fili ingarbugliati di un amore.

Ecco l’ombra di un remeggio,
controsole,
dondola sulla scia in luce -del tramonto-
l’ultimo arpeggio di colorate corde
che ambigue destano lo spiraglio tra le fronde,
il mare è diverso ancora adesso.

Manuela Magi

Significazione critica della poesia “Ancora adesso”
di Manuela Magi

La parola dispersa e ritrovata della Magi segue la corsa meravigliata della trasfigurazione, che sposa la morte alla vita. Sebbene la sembianza sia, nella figura dell’allodola, la disperazione del desiderio di un’origine oggettuale negata, così come quella del sole dallo specchio, lo sguardo maieutico della poetessa lascia partorire il passato nel presente della parola, che è sempre remeggio, ripetizione, rituale fondante senso e valore, riconosciuto fra l’ancora del trascorso e il sempre diverso e insieme stesso dell’adesso.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Franca Donà

Fragili cose

Di questi attimi
la fragilità caduca d’un petalo
nella retorica teoria del vento
ove l’impatto al mondo
è urgenza d’un abbraccio lenitivo
una curva morbida,
l’ala stanca d’una madre
in cui affondare il viso
nel suono intimo d’una carezza
come d’acqua ch’è piovuta agli occhi.
Nel gioco frastagliato delle nuvole
sfugge il tempo solitario
e a noi non restano che briciole di sole
con cui illudersi d’un eterno vivere.

Franca Donà

Significazione critica della poesia “Fragili cose”
di Franca Donà

La parola delicata della Donà è carezza discensionale, a lenire, a chetare il dolore della fratta presenza dell’uomo, sempre seconda e metafisica: è la vacua, transitoria e illusoria umana condizione segnica, che divide dalla pienezza originaria della vita in comunione al grembo materno, fin dal trauma della nascita, che lacera la continuità d’io e d’altro al mondo. Anche il grembo del sole è negazione e al contempo alimento, così come la coscienza è assenza e insieme rimando alla presenza. È nel movimento delle mancanze, alla ricongiunzione, che la poetessa trova la commozione: il muover comune alla memoria inconscia dell’unità indistinta, che si era, che non si è più.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Francesco Pasqual

Più lunga è l’ombra di quand’eri

Più lunga è l’ombra di quand’eri, e scure
Le ciglia piangenti salici, sul primo torrente
Di sguardi. Riluce l’involontario legame
Che in te, chiocciava colori d’una farfalla.

Alla fonte bevevano i voli, la costante
Brezza dei tuoi occhi verdemare; l’acqua
Delle perenni primavere, scorreva ora
Per ora, sul ricamo muto di dolci labbra.

Coricati prima dell’alba, sulla spirale lieve
D’un sogno troppo umano. Malinconia…
Nelle cieche poesie di una sola voce, ora
Lontana dal mio cuore, la tua fronte luna.

Si posò la colomba dalle porte dell’azzurro
Sulla chioma argentea dei tuoi pensieri…
Screziate dal sole le ferite della vita, in te
Che hai liberato altri, dalle ore del tempo.

Francesco Pasqual

Significazione critica della poesia “Più lunga è l’ombra di quand’eri”
di Francesco Pasqual

La parola chiaroscurale del Pasqual dipinge il lento e combattuto farsi luce di un’amara consapevolezza di perdita. Il poeta trova nell’amore la dimensione del tempo eterno, del notturno, del silenzio, dell’inconscio, dell’eterno ritorno, del piacere, del senso, dell’unità dell’essere nell’indistinto e involontario scorrere vitale, pur anche l’attesa del giorno e la sua impietosa condanna alla malinconia, alla ferita della rinnovata finitudine, alla mancanza ad essere che, per scampare al nietzscheano meriggio pieno della coscienza, sospinge ancora al crepuscolo della mente, più nero del cielo dell’amore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Sonia Giovannetti

Il tempo

Dov’è il tempo, se non nella memoria
che tutto lega al cerchio del durante
e l’essere fa eterno, e fin la storia
acconcia a tratto immoto del pensante.

Dispensa, il tempo, quella ria illusione
del viver somigliante a un proseguire,
e fa di sua apparenza distrazione
da ciò che sta e ignora il divenire,

giacché nel tempo ha dimora il vero
che non trasmuta né conosce mete,
ma sempre torna a sé lungo un sentiero

ove infinito il ciclo si ripete,
come in quel fato, amico del mistero,
che porta al riapparir delle comete.

Sonia Giovannetti

Significazione critica della poesia “Il tempo”
di Sonia Giovannetti

La parola filosofica e letteraria della Giovannetti magistralmente si destreggia fra le figure dell’essere parmenideo e dell’eracliteo divenire, alimentata anche dell’ironia dei paradossi dei presocratici e delle contraddizioni, che solleva la contemporanea presenza e assenza oggettuale, della semiotica moderna. La questione temporale è solta dalla poetessa nell’archetipo nietzscheano dell’eterno ritorno, sintesi individuativa, che rinasce la forma della verità nel ritmo e nella ripetizione, nell’arte rituale, che dà senso e avvalora, tutto lungo la circolarità che manifesta il continuum, eterno e intatto, della vita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Giulio Bernini

Padre

Prima domenica d’estate,

dicesti ho inteso il tempo fermarsi.

Non serve sperare, attendere che il cuore
batta ancora,
ci porta l’orbita veloce
per finiti spazi sconosciuti,
soltanto resistono immagini, voci,
frammenti di anni vento e febbre,
nostalgia di te, di noi.

Mi sei vita e non posso chiamarti
non ci sei
il capo appena chino ad ascoltarmi
e un grido vince
e la terra è riposo vano,
sei respiro interrotto
presenza lacerata
che tocca il fianco e l’apre.

Il lampo del ricordo incrina il cielo,
eri oltre passato e futuro,
eri silenzio, unico varco
nella tenerissima distanza che ci univa.

Portavi il tuo nome con orgoglio,
invidiabile la bella dignità dell’addio,
eri già oltre
eppure nella radice del nostro stesso sangue
e più oltre ancora
tu vivi.

Giulio Bernini

Significazione critica della poesia “Padre”
di Giulio Bernini

La parola spezzata del Bernini dichiara la costitutiva imperfettibilità del sapere, la transitorietà, che rende l’identità segno e sintomo di un altrove, di una nostalgia, che insaziabilmente rimanda a un’unità dissolta. I versi del poeta partecipano il dolore, ma celebrano l’infinito possibile rincontrarsi fra le braccia eterne delle forze elementari e archetipiche della vita. La ricerca del paterno mancante supera la spazialità di un possibile smarrito, si apre all’ancora, un ancora differente, ma stesso, perché ugualmente intenso nel senso, nel valore. Il movimento del continuum della vita umana e cosmica, oltre l’identità singola, traccia l’appartenenza essente al tutto e la sensazione estatica dell’abbraccio alla vita, eternamente e ciclicamente presente, è liberazione dalla sofferenza della separazione, per la tensione al tutto unico e assoluto che lega le cose, dono dell’arte.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Rosaria Lo Bono

Tenero bacio di primavera

Si infrange lo specchio
al grido del mio silenzio.
Silenzio che incombe
tra le stanze vuote del mio cuore.
Piove dalle pareti
come se fosse inverno
mentre fuori il tramonto
tinge di rosso
fiori e bacche
al canto d’un usignolo
che torna al nido e tace
al fragor d’una notte di pensieri
che hanno la tua voce.
In quel mentre mi adagio
su un letto di petali
di candida neve
allo sbocciar d’un mandorlo,
tenero bacio di primavera
che labbra
non sanno più dimenticare.

Rosaria Lo Bono

Significazione critica della poesia “Tenero bacio di primavera”
di Rosaria Lo Bono

Tanto è il dolore di un distacco, che la parola della Lo Bono muore nella sua dimensione metafisica trascendentale, nella sua dualità all’oggetto, per tornare al grido della sua perdita e rinascita, che scioglie il nichilismo della vecchia forma e riporta al senso, al silenzio tattile della presenza instante al grembo rispondente della natura, che attende, che accoglie, che instilla nei rossi sanguigni la volontà della vita. Il continuum gestante dell’indistinzione di soggetto e oggetto è il presupposto, il luogo sostanziale permanente, l’irriducibilità indeclinabile, che è l’aver da essere nella forma dell’incontro al mondo, in un abbraccio di opposti, in sinestesia, per il segno diretto di vita eterna di tutto quanto perduto, che ritorna.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Alessandra Scarano

La madreperla

Io immobile sul baratro ti chiesi:
«È forse questa l’alfa prima, il suono informe
delle onde nell’aurora?» e mi gettai nel mare,
per confondere le lacrime col sogno.
Feci a pezzi il corpo sugli scogli,
cento volte si scarnificò il pensiero
prima di penetrare il ventre oscuro dell’abisso
fino al fondo, farmi lettera e poi frase,
descrivendo la mia essenza in forma d’alga,
poi di una distesa immobile, sommersa di chiarore.
Illuminate dal riflesso d’un sole ormai lontano,
troppo umano e comprensibile,
giacevano conchiglie dalle varie sfumature,
ognuna a rendere un concetto non espresso,
ancora in nuce tra le pieghe colorate.
Trasalii al ricordo vago – come vaga era la luce
ultramarina – di quel giorno in cui m’accorsi
di capire senza avere ancora voce,
di vederti mentre tu passavi accanto
e non saperti dire di restare.
Mi rimasero soltanto le colonne,
la cui ombra mi faceva sentir salva,
spesse e alte fino al cielo dove non giungevo ancora,
a sussurrarmi per troppe primavere, nell’arsura dell’estate,
di non perderti nel tempo che passava
ma di mantenerti vivo, dentro l’acqua
stesa ai piedi di quel tempio.
Ché in un’alba inaspettata
si sarebbe disvelato quel fondale, coi tuoi occhi,
in una madreperla a forma di spirale.

Alessandra Scarano

Significazione critica della poesia “La madreperla”
di Alessandra Scarano

La parola narrante della Scarano, luogo del desiderio, mai pago, della nuda verità, si spinge oltre se stessa, nella domanda, nell’alterità, oltre il cinto venereo del significante, all’oscuro chasma di Ecate, al grembo della dea della morte: in una discesa iniziatica, destino di dipartita e di rinascita. Mentre la parola infrange l’eterno, il suono muto del silenzio e del congiungimento degli opposti è presenza instante dell’evento unico e indeclinabile, piacere ineffabile, a trasalire, a trovare il corpo del mondo, l’evento, il supporto del transito dei significati, il senso inafferrabile, eppur ritrovato nella meraviglia dell’altro, nel chiasmo dello sguardo, nel dono, […]

Poesia 2016 – Daniela Basti

Ha un suono differente oggi il respiro

Ha un suono differente oggi il respiro
del vento mentre batte alle finestre,
sembra mi chiami per un altro giro
di giostra in mezzo a un prato di ginestre.

Sembra che mi trascini in un sospiro
di occhi sospesi sopra nuove lestre
e ancora mi sospinga allo zaffiro
che all’orizzonte brilla di altre orchestre.

Ma il campo è qui, denso di canti e spine,
di lattonzoli in cerca di una ghianda,
di virgulti e di sterpi senza fine.

E non ha fine questa scorribanda
alla ricerca di un pianeta affine,
per ritornare a un’ unica domanda.

Daniela Basti

Significazione critica della poesia “Ha un suono differente oggi il respiro”
di Daniela Basti

La parola musicale della Basti cerca un nuovo abbraccio del lògos, all’unico respiro del sensibile. Il respiro è continuum, è estensione ed apertura, memoria della realtà aerea della nascita: primaria domanda di sé, perché sia in ogni istante accorsa da una risposta di rispecchiamento al mondo. L’uomo è dialogo: plasmato dal protolinguaggio emozionale materno del grembo, vive entro il primario movimento della contrazione ed estensione. Il prendere e dare è lo scambio che conferma l’esistere, nell’atto del levarsi, fuori da sé e verso l’altro, per il riconoscimento, per il compiacimento infinito, attraverso una filogenesi, che ricapitola un’ontogenesi. Il divenire è molteplice; ma la domanda, il senso, che vive fra soggetto e oggetto, è unico essere.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2016 – Massimiliano Testa

Sonetto imperfetto II

O Amore che dai senso al mio fuggire
spargi i tuoi colori sulle ombre ferme innanzi
e dammi degli amanti il puro percepire;
dimmi dei loro sensi vivi e anzi

dei loro rubati baci l’impossibile sfuggire;
dammi un cielo che in tinte nuove avanzi
quando una carezza afferra il divenire
non su chiare note, ma solo tra silenzi…

O Amore dimmi se la quiete
di questo inquieto viver mio
non è altro che la soave asimmetria

tra la passione e la malinconia;
tra l’inferno e un fresco rio;
tra un bell’astro e le libere comete…

Massimiliano Testa

Significazione critica della poesia “Sonetto imperfetto II”
di Massimiliano Testa

La parola appetente del Testa vuole restare aperta ed incompiuta, a vivere l’oltre, nel dono raro e prezioso dell’alterità. L’amore è l’essere che significa il divenire, che restituisce il corpo senziente, proprio e vivo, un’intenzionalità irriflessa e precategoriale, che conduce attraverso un cogito tacito ad una sensibilità originaria, diffusa e desoggettivata, detta carne. E la prima indistinzione di sé e d’altro, che è lo strato di senso bruto in sinestesia, rifigura, dipinge nuovo il mondo. Eppure unico giaciglio al poeta è l’andare stesso, il movimento della contraddizione, la mancata perfezione che muove a desiderio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti