Premio Poesia 2017

Poesia 2017 – Vanessa Mignucci

Visione di un condannato

Avanzava il condannato
col volto coperto e i piedi scalzi
verso l’Attimo solitario.
Senza fatica o dolore
prese tra le mani il morbido atomo
e tirandolo per le estremità
sfilacciò il tessuto del Tempo.

Dalle fibre dorate vide l’occhio reo
come un fregio dispiegata
e immensa l’eterna Narrazione.
Aboliti i confini ora l’altissima virtù
confluiva nel depravato delitto
e le grida scomposte s’accordavano
in un coro sospeso.

I nascituri dormivano sereni
accanto ai vigili defunti
e s’accendevano dalle ceneri i fuochi.
Senza stupore o meraviglia
vide oscillare gli antichi Enigmi
tra l’armonia e la disgregazione
e li seppe così risolti.

Divenne allora rumoroso il silenzio
e sbocciò la bellezza dai duri calli.
Divenne allora morbido il colpo
e sbocciò la salvezza dalla fredda lama.

Vanessa Mignucci

Significazione critica della poesia “Visione di un condannato” di Vanessa Mignucci

La parola colta, simbolica e narrante della Mignucci riconosce la vita umana in qualità di luogo di fatica e di dolore, di transitorietà e di finitudine, di dicotomia degli opposti, di inconciliabilità di bene e di male, di dislocazione dal senso e d’incomprensione, di tensione e di domanda, di continuo stupore. Immaginariamente la poetessa consegna all’istante prima della morte la risposta della verità, nella coincidenza di tempo e di spazio al senso, al superamento della morale e alla sintesi dei poli oppositivi, offrendo il dono di una soluzione alla tensione entro un’estrema dimensione divina dell’umano.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Valerio Calabrò

Finestra aperta sul cuore

Come le radici intorno
a questo fascio di arbusti che circonda i miei passi,
lascio in ogni luogo… che fu tuo
un petalo, un ramo profumato,
amara finestra di te…

Rumoroso scorrere del tempo:
guardalo, potenza immane manifesta,
come fonte d’acqua pura,
di lacrime color smeraldo… dolcissime.

Ora mi alzo e raccolgo ogni foglia d’autunno,
ogni frutto maturo e ogni ruvido sasso,
son parti di un mondo,
frammenti sbiaditi
da tener tanto vivi ogni giorno.

E semmai ne perdessi qualcuno
paura non sento e ancor tendo la mano,
poiché d’ogni attimo e sereno momento,
un’ombra sfuggente, un pallido viso per sempre
…esisterà in me.

Ma nel silenzio, già un fruscio
d’ogni tuo bacio cresce…
così attendo affacciato
su quello che è stato
luminosa mia pioggia
che inonda il cuore.

Valerio Calabrò

Significazione critica della poesia “Finestra aperta sul cuore” di Valerio Calabrò

La musicalità della parola del Calabrò canta il potere assoluto dell’amore perduto, che ogni cosa del mondo rende occasione, soglia d’ingresso al sentire interiore, poiché all’ombra di un unico senso di vita, riposto nell’amata, ogni cosa del mondo è segno stagliato, che rinvia infinitamente all’oggetto d’amore. Lo scorrere temporale non è allora che un flusso di lacrime amorose a colmare lo iato al dolore: a legare ogni apparenza presente di “frammenti sbiaditi” al passato, a ridestare ogni cosa, la cui rinnovata e retroflessa tensione rende il perduto sempre possibile ancora, eternato al cuore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Umberto Druschovic

Velario di stelle

Ricordi? Le sere sul muretto
ad ascoltare delle rondini il garrire
spensierato, a seguirne il volo allegro
nella luce del tramonto mentre, intorno a noi,
fra cuscini di pervinca e rosmarino in fiore,
saliva forte l’umore dell’estate,
il frinire incessante delle cicale,
il profumo acre dell’erba tagliata
e l’incanto inaspettato
delle lucciole avvinghiate ai muri.
Se ne andavano così le nostre estati
a sognare il mare, mentre tu intrecciavi serti
di edera e speranza, aspettando il buio
e l’apparire lento del velario di stelle
che ad agosto hanno luce corusca
e, leggiadre, fanno giochi di bambine.
Che sarà di noi tra una vita,
mi chiedevi, e fantasticavi sul nostro domani,
immaginavi l’andare dei giorni
in un tempo che, allora, appariva lontano.
Siamo rimasti qui, ora, ad inseguire
i sogni, oggi come ieri, in un futuro che già è andato,
ma ci basta guardare il volo dei rondoni
anelando come loro ad una terra d’oltremare,
ora che di lucciole
non scorgiamo più il bagliore
e delle voci del mondo ascoltiamo soltanto
il canto umile dei grilli e, nascosto nel vilucchio,
un rosario di cicale.

Umberto Druschovic

Significazione critica della poesia “Velario di stelle” di Umberto Druschovic

La parola intima, delicata e sacrale del Druschovic cerimonia l’umano in transito, fra attesa inesausta e sogno d’infinito che allarga il tempo, deluso dall’inganno dei ruoli e delle sovrastrutture vuote del vivere sociale, padrone unicamente dei propri sensi aperti alla natura, ad interloquire con la verità al canto delle cicale, che l’istante dilatano all’eterno della partecipazione e della divina celebrazione dell’essere al tutto unico della vita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Sonia Giovannetti

L’attesa di una madre

Era il tempo dell’attesa, quello.
Ricordi, padre, il pallore del suo volto,
l’assenza di un seppur minimo sorriso?

E le parole, le sue parole, le ricordi?
Stanche e a grappolo cadevano
sulle distese del tempo, sopra la città dormiente.
Nulla accadeva, neanche alla luce dell’ultimo lampione.

Mi assopivo appena un poco. Era difficile, allora,
distogliere lo sguardo da lei che, scostando le tende,
bramava il passo del ritorno.
L’attesa permeava di grigio la fitta nebbia.

Povera madre, disillusa ad ogni alba.
Ancora dispensa – là nel luogo dove tace –
un mestolo colmo al figlio assente,
ancora affida il suo nome al vento complice negli anni.
Quegli anni! Debitori di vita, che non hanno nome.

Sonia Giovannetti

Significazione critica della poesia “L’attesa di una madre” di Sonia Giovannetti

La parola mesta e dondolante della Giovannetti culla e incanta lo spazio luttuoso fra un figlio e una madre, un poco a lenire il dolore incommensurabile. Anche la natura è avvinta dal luogo materno ed in un presente eterno di veglia è investita del dolore, condiviso e partecipato, per il desiderio di catarsi. Ogni parola stessa, figlia dell’uomo, diviene frutto vano e cadente, abbraccio di nulla, vuotata di oggetto e di senso: il tempo della guerra non ha nome, perché nome è abbraccio di vita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Simona Ristori

Fertile

Dalle spalle
alla vita
sinuosa e innocente
scende la terra
in semoventi nature
invitanti, coscienti
di tanta bellezza
col fieno dorato
e i papaveri ritti
capezzoli rossi.

Dai fianchi
alle cosce
generosa e armoniosa
in declivio scosceso
scende la terra
al triangolo rigoglioso
di pampini fitti, ricci
che già nel ventre porta
il suo figlio,
l’uva.

Simona Ristori

Significazione critica della poesia “Fertile” di Simona Ristori

Discensionale e flessuosa la parola della Ristori, apre su spazi ripidi d’assenza la vertigine dell’immaginazione libera, modellante e plasmante, che lega materia e forma al piacere della perdita, della sorpresa e del riconoscimento al percepire di percepire. La terra della poetessa è umida, feconda, generosa e ferace: terra donna e madre, che gesta dalle sue acque grembali, al rituale del connubio, il figlio delle mani e del desiderio dell’uomo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Sabrina Balbinetti

Closciarre (er barbone)

Sempre sdraiato in fonno a ‘sto vialetto
sembro er padrone de Villa Borghese.
Catalogato come senzatetto
nun pago la piggione a fine mese.

Ciò tutto qui… l’armadio è ‘na panchina
cor necessario drento ‘na saccoccia,
cor sole che me scalla la matina
mentre la sera… me scalla la boccia

Quanno spalanco l’occhi sur futuro
ce vedo solo affanni e prepotenza
me vie’ la voja de scrivelo sur muro
“Viva la pace… abbasso la violenza”.

Me sento er principino der reame,
ho rinunciato puro a legge’ l’ora
magnanno solo quanno che ciò fame
‘na coerenza e un core che m’onora.

Così un ber giorno me ne so’ ito via
scrivennole du’ righe a matita
e come ‘na barca che lascia la scia
ho chiuso er cancello grosso de la vita:

VE LASCIO TUTTO QUELLO CH’È DE TUTTI
COSÌ, VOI, NUN DOVETE LITIGA’.
L’ARBERO DER BENE CHE DA’ I FRUTTI
A CHI È CAPACE E LO SA CORTIVA’.

‘NA TRAPUNTINA AZURA CO’ LE STELLE
DA RIMBOCCAVVE SULLE CIANCHE ROTTE.
‘NA LUNA DE LATTE E QUATTRO CIAMBELLE
DA ‘NTIGNE NER BICCHIERE DELLA NOTTE.

VE LASCIO LA PUREZZA DE LE CRATURE
CO’ L’OCCHI AFFAMATI DE CURIOSITÀ
CHE SENZA PELI E SENZA SFUMATURE
CE ‘NZEGNENO ER MESTIERE DE CAMPA’.

L’UNICO CONTO CHE HO SEMPRE SARDATO
È QUELLO SALATO DELLA LIBBERTÀ
CHE PAGO A RATE DA QUANNO CHE SO’ NATO
E CHE VE LASCIO COME EREDITÀ!

Sabrina Balbinetti

Significazione critica della poesia “Closciarre (er barbone)” di Sabrina Balbinetti

La parola vernacolare romana della Balbinetti appoggia lenta gli accenti marcati a posare, con la quotidianità naturale del passo carico, al ritmo della gravità della terra, i frutti maturi dei soli valori essenziali dell’essere, salvati alla fugacità del divenire, spogliati degli orpelli dell’apparenza e della proprietà. Permanenza al di là di ogni accessorio dell’avere, di ogni convenzione e ostilità per la forma in figura del ruolo e oltre il tempo, l’essere è alla poetessa emozione, verità, relazione e […]

Poesia 2017 – Rosaria Lo Bono

Sboccia la primavera d’amore

Ho rastrellato nuvole
dal cielo dei tuoi occhi,
gabbiani in volo
i miei pensieri
raggiunsero i tuoi
per planare insieme
la quiete
di un azzurro mare.
Ho scavato a mani nude
nel deserto della tua bocca
fino a toccare il cuore
e liberare parole d’amore,
leggiadre farfalle
tra i fiori di campo
allo sbocciare
di una primavera d’amore,
tra i sentieri vuoti
della nostra vita.

Rosaria Lo Bono

Significazione critica della poesia “Sboccia la primavera d’amore” di Rosaria Lo Bono

Essenziale e potente, il verbo della Lo bono è soglia chiusa e intransitiva, forzata all’apertura, alla liberazione del soggetto, fremente e senziente, dal suo confine, eccedente all’oggetto del mondo. La natura, investita del respiro del desiderio, si rende infinito vissuto dell’essere; ma è l’eterno dell’istante presente, bellezza caduca di farfalla: la parola è luogo stagionale alla poetessa, hybris amorosa e volo di Icaro, dal sogno d’infinito al sole mortale della coscienza, che riconduce alla condizione umana sostanziale, di mancanza e di movimento.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Mauro Montacchiesi

Venere luminosa

Amore
recitami poesie
di stelle scintillanti
di primaverili campagne
di tiepidi sussulti di sole
o d’argentee betulle
da luce baciate
che guardano ad est.
Così
mentre tu parli
riverbera di luce e calore
fra ialine gocce di vespro
il corallo di fuoco
che ammanta il creato.
Fiore iblèo
il ghirigoro di questo tramonto
che tende le braccia
all’amplesso serale.
E ad ovest eccola lì
Venere luminosa
della sera prima è la stella
tra cristalli di ghiaccio che fa capolino
a spiar l’innamorate pupille
nell’ora che più struggente volge il desio.
A lei vola un mio bacio
gemma lontana
nell’azzurro ormai blu della notte
dolce fiaccola del giorno che muore
tenero vagito della notte che nasce.
A lei chiedo
effondi le tue note d’amore
falle viaggiare sulle brezze serali
portale a noi innamorati
sempre più folli
della tua notte
sempre più schiavi!

Mauro Montacchiesi

Significazione critica della poesia “Venere luminosa” di Mauro Montacchiesi

La parola classica e sublimatrice del Montacchiesi invoca Venere, luogo transferale che declina il piacere e velatamente nasconde l’oggetto d’amore al riverbero, accrescendo infinitamente nel rimando il desiderio del suo svelamento: la parola è cinto venereo, è volontà di rinvio con le vesti simboliche dal senso al significato. Il desiderio crea spazio e differenza, come distanza incolmabile, per una tensione di vita amorosa che sia inesausta alla conoscenza, inesauribile dell’abbraccio di notte e di giorno, d’inconscio e di coscienza.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Marco Bruni

Ver-si d’amore

E scrivo questi versi,
mentre la tramontana
crocifigge i vespri alle sue porte;
le strade sono braccia vigorose al vento,
mentre gli alberi chinano le chiome
all’inchiostro dei mulini;
nella stanza l’atmosfera è strana,
l’ombra ai muri pare un anatema
che scivola sui binari della notte;
nulla degli occhi tuoi che brillano
è rimasto in questo spazio
dove il mare luccica e il vento sibila;
e forse non sarà un concerto muto
questa pioggia di pensieri
dove tutto mi appare capovolto;
di questa poesia, solo mi resta di te
quel nulla, dentro gli occhi della notte,
d’inesauribile inestimabile segreto.

Marco Bruni

Significazione critica della poesia “Ver-si d’amore” di Marco Bruni

La parola essenziale e franca del Bruni eleva l’esperienza dell’amore: non più trova egli il semplice compiacimento diretto all’oggetto d’amore, non più anche alle sue trasfigurazioni alle apparenze dell’essere alla natura, diviene invece divino officio, rito sacrale per l’oggetto inconscio di vita eterna, così che l’anatema dell’assenza, rovescio e destituzione dall’ordine delle cose, diviene l’infinito voto stesso dell’uomo al desiderio, al senso, al valore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

Poesia 2017 – Luigi Antonio Pilo

Cogitatio in lumine

S’allunga nel vivido riflesso dei miei occhi
carezza tenue di bianca luce che rischiara
l’onda ed evapora la sera in trasognata veste
con ali soffici nell’eco dei sospiri, guizzi
di falene tra scintille tremule al crepitìo
di un fuoco che divora il tempo, consumato
in agonie d’attese tra le voragini remote
dell’anima silente…
Specchio che riflette il mare, sciabordìo
d’immagini tra i solchi della mente come
lampi di derive in naufragi di memorie
e l’onda di marea che pur ricopre
granelli di polvere e ricordi.
Nel dondolìo dell’onda che ritorna
annegano frammenti di pensieri
sciogliendosi in cristalli trafitti dalla luce,
vaganti sui sentieri liquidi del cosmo.
Flebile s’annega anche il respiro
infinitesimo dell’anima, smarrito
in quell’ultimo confine ove il cielo
si dispiega sopra il mare, ove s’apre
l’infinito negli arcani abissi della mente
ed ove il battito del cuore è solo un’eco,
lontanissima,
nel respiro silenzioso…
delle stelle…

Luigi Antonio Pilo

Significazione critica della poesia “Cogitatio in lumine” di Luigi Antonio Pilo

La parola classica ed elegante del Pilo è fluido, lungo scorrere di trasfigurazioni, madide ricreazioni lunari e seconde della rappresentazione di un essere, che è propriamente assenza e attesa, nostalgico specchio di altro. Pur attraverso il dondolio ritornante della memoria, fra mare e riflesso, fra inconscio e coscienza, il poeta sospinge i sensi al luogo immemoriale della propria origine, al grembo della natura, a trovare l’eco lontanissima di sé all’orizzonte e oltre la morte, all’infinito, alla maternità delle stelle.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti