Premio Arte 2018

Arte 2018 – “Notturno a Venezia” di Stefania Lubatti

Critica in Semiotica Estetica dell’Opera “Notturno a Venezia” di Stefania Lubatti

La forza del graffio pittorico della Lubatti spinge all’abbacino emotivo del fruitore sullo specchio delle luci, a riflesso emergente dalla profondità del buio. È il descensus ad inferos dell’artista, ai ponti gestanti di una Venezia la cui via si lastrica d’acqua, di vetro, di luce, in ritmici aperti schermi d’immaginazioni individuative, a luoghi d’improvviso ritrovamento dal vanificante smarrire della notte. È il sacrificio dello sguardo alla coscienza, nella messa a nudo del diveniente soliloquio dell’essere.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “War Crossing” di Sofia Fresia

Critica in Semiotica Estetica dell’Opera “War Crossing” di Sofia Fresia

L’impatto figurativo della Fresia è sincronia dell’urto emotivo profondo, che scuote l’essere umano dall’abitudine allo stato di guerra, appena oltre la soglia della degenerazione dello stato identitario. L’attualissimo stadio di organizzazione regressiva schizo-paranoide dell’identità umana riattiva il freudiano giudizio di attribuzione, che precede il giudizio di esistenza: ciò che è male e ciò che è esterno ed estraneo divengono così identici e sono letteralmente da distruggere, per l’affermazione identitaria. L’artista invita ad uscire dalla soglia di sé, nell’incontro, nell’identificazione all’altro, poiché solo l’alterità è il contenuto sostanziale dell’identità vera.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Che meraviglia! Così sono le mani dei santi” di Sibilla Fanciulli

Critica in Semiotica Estetica dell’Opera “Che meraviglia! Così sono le mani dei santi” di Sibilla Fanciulli

I sensibilissimi albori chiaroscurali dell’occhio fotografico della Fanciulli imprimono la marcatura dei segni fenomenici del silenzio, del linguaggio dell’anima. L’artista coglie la dimensione visibile, che a meraviglia contiene l’invisibile, la traccia che all’invisibile rinvia, in presentificazione dell’assenza, della sostanza dei corpi segnati. La figura è sempre nome della divinità: la primitiva relazione segnica all’oggetto significato nasce nell’esperienza del sacro, soglia degli abiti linguistici. Sacrificare è fare il sacro, è segno in relazione memoriale all’oggetto del divino. Il santo è simbolo mediatore, che porta i segni e ritualmente rammemora il divino, per la partecipazione della comunità.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Piove ed io sto alla finestra a guardare” di Samuele Degetto

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Piove ed io sto alla finestra a guardare” di Samuele Degetto

La ricerca sperimentale della grafica pittorica del Degetto non è mai eccesso accessorio, al contrario intensifica l’immediatezza dell’essenzialità dell’immagine, che sceglie la sua radice di profondità emotiva. Il dolore personale è affidato alla potenza cosmica dell’elemento naturale acqueo, per la catarsi del suo scioglimento. Il carattere vitreo dello sguardo, proiettivo alla finestra, significa la dimensione seconda e transitoria dell’umano, ma come pur transita l’impermanenza fenomenica della gioia, così anche l’artista sa trascorrere via il dolore, nel corrente avvicendarsi della vita che resta.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Conscio, inconscio” di Roberto Rossi

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Conscio, inconscio” di Roberto Rossi

La ricerca pittorica del Rossi è passaggio rituale da una kìnesis, alimento notturno, ad una parola diurna: la soglia dell’umano è evento ciclico dell’uomo nella coscienza. Il senso ha la natura cinetica del ritmo e la coscienza è un momento secondo: un seguire e un ripetersi da un’origine, mai presente in sé. Ogni essere umano è eco riecheggiante di un suono originario inudibile. L’artista racconta che l’oggettività della coscienza astrae dal dolore, è anestetica: il soggetto cosciente ha il ruolo del visore disinteressato, che tutto pone in epoché per la conoscenza. Ma ogni visione è nembosa finzione, relativa alle pratiche di sapere in uso. Occorre lasciare aperto in noi il transito della verità: ogni presenza, dal caos al cosmo, è passaggio e soglia, un eccolo di nuovo e un aver da essere. La presenza è nella tensione o intenzione: il soggetto che siamo è a distanza.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Segreti” di Paola Gentile

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Segreti” di Paola Gentile

La figurazione statuaria della Gentile sposa l’istante, succedaneo e caduco, del suono del silenzio, del segreto volere, all’elegante maschera del rito culturale, che sublima, all’ordine sapienziale, il contenuto naturale della libera pulsione. Il vestimento e la maschera sono il luogo di mediazione, a produrre la schisi dell’essere e l’ingresso nel desiderio di conoscenza di quanto segretamente celato, di ciò a cui il segno mascherante instancabilmente rinvia, ad accrescimento e ad eternazione della vita del desiderio di ulteriorità e di svelamento.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Saturn Vibrafusion” di Nikolay Deliyanev

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Saturn Vibrafusion” di Nikolay Deliyanev

La cinetica pittorica del Deliyanev discerne lo spazio con la sola traccia lineare, eppure volumizza, in ritmico ascolto della materia, fra ombra e luce, perché sia scissa alla sua componente primaria, energetica e vibrazionale. L’emozione arriva in movimento, in onde propriocettive di pressione, nel raccolto delle impressioni sulla pelle. La linea è la prima articolazione formale dell’intensità emotiva, che offre gradualmente la profondità emozionale alla dimensione temporale del pensiero. Saturno è il dio Chronos che mette in fila, dispiega e mostra la temporalizzazione degli eventi. Il senso haptic del luogo proiettivo è estensione sensibile della dimensione tattile, nello spazio e nel tempo, fino alle distanze più remote e fredde dell’ultimo dei pianeti visibili.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Circolarità” di Massimo Panzavolta

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Circolarità” di Massimo Panzavolta

Lo sguardo fotografico del Panzavolta cattura la sospensione obliqua dell’immagine, a figurazione della dimensione instabile delle cose: il corpo è orientamento, è terreno in tensione, il corpo vivente è supporto configurante del transito. Il soggetto si conosce fra presenza e assenza, nella nebbia, come nella parola a distanza metafisica, sopra il movimento circolare e ritmico del vivente. L’artista racconta l’identità nella traccia, nel segno, nel riconoscimento memoriale: la stasi assoluta della presenza assoluta non esiste all’uomo. Il movimento è ritmo, il ritmo è ripetizione, la ripetizione è forma, kòsmos: ogni cosa è arte del movimento inarrestabile.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Fantasia interiore” di Maria Giacoma Vancheri

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Fantasia interiore” di Maria Giacoma Vancheri

Le associazioni libere, fra coscienza e inconscio, della Vancheri rappresentano l’Io e la funzione equilibratrice di  regolazione dell’omeòstasi narcisistica, lungo l’asse neumanniano Io-Sé. L’isola solare dell’io cerca il contatto tramontante con la sua origine marina nel Sé, per una comunicazione con il sostrato inconscio e per l’individuazione. L’artista rompe il circolo vizioso dell’autoalienazione e apre il dialogo della Persona con l’Ombra, altrimenti scotomizzata dalle cattive risoluzioni di un nevrotico andare quotidiano, sulle strade dell’abitudine.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Arte 2018 – “Il disegno divino” di Marcello La Neve

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Il disegno divino” di Marcello La Neve

Il disegno divino è creazione e l’artista, in quanto tale, partecipa di questa gestazione della vita, dalla ricchezza del caos, alla meraviglia infante del cosmo. Nell’abbraccio di un chiasmo, il creante stesso è creato dalla sua creatura, è una transustanziazione: una ricerca della sostanza di sé all’interno del movimento, che è intreccio della visione. Solo il guardato ha visione profonda di sé: è la riflessività del sensibile, che nasce da una sensibilità originaria, diffusa e desoggettivata. Il supporto in mosso drappeggio è originaria coappartenenza d’io e d’altro. L’arte attinge a questa merleau-pontyana “nappe de sens brut” (strato di senso bruto), come sinestesia di vedente e visibile.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti