Il bosco

Le polverose ombre dei pioppi
si trascinano
immemori
su tracce di liquido oro
morente
entro solchi
di lacrime intrise
su ceppi odorosi
d’aromi freschi.

Riversano fremiti ciechi
nell’acque di piatti ruscelli
balenano mostri rabbiosi
su terreni di foglie
tombali
e il passo
celare non può
il silente fragor
della morte.

Raccolgo immagini azzurre
quando cala la sera
al limitar del mio bosco
balenii che rifuggono
il tempo.

L’ebbrezza dell’umido muschio
il torpore m’assale
mi fiacca
mi stacca dal suolo
le radici distacca, solleva.

Turbinio di colori riversa.

È la tetraggine cupa.

Daniela Cicognini


Significazione critica della poesia “Il bosco” di Daniela Cicognini

La parola discendente della Cicognini si fa caverna essa stessa, vibrazione grave e profonda, a risuonare la dimensione ctonia dei contenuti inconsci più potenti e sconvolgenti. L’inconscio della poetessa si muove da un dolore individuale, ma subito supera la spazialità intima e singolare, mescendo l’emozione ad una percezione estesa ed archetipica, fino all’immemoriale della simbiosi all’inorganico del principio della vita sulla terra e a sfidare la soglia della morte stessa, per riversare in dono il lucire dei colori emozionali della vita universale, per un istante salvi dallo scorrere del tempo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti