Critica in semiotica estetica dell’Opera “Quetzal splendente e Mandragora” di Isabella Angelini
Le visioni oniriche della Angelini attingono ad un simbolismo profondo, che sospinge alla civiltà dei Maya e degli Aztechi, partecipando ritualmente delle qualità divine di libertà dall’oppressione del Quetzal, l’uccello variopinto, manifestazione del serpente piumato, il dio della rinascita, di natura ibrida, nella sintesi degli opposti di terra e di cielo. Le parole rito e arte hanno la stessa radice e segnano la soglia dell’essere umano, i significati negativi sono irritus, senza valore e iners, senza vita. L’arte e il rito danno vita e valore, permettono di fare il sacro, il segno per l’oggetto della vita eterna.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti