Critica in semiotica estetica dell’Opera “Lume di candela” di Michael Kaphengst

Il lucore a gettito del Kaphengst tratteggia l’emozione nella poesia della rêverie immaginante di una candela. La fiamma è in chiasmo di occhi negli occhi stellati dei fiori. È una vittoria sulle ombre inconsce e il cielo esterno si fa cielo interiore del sentire, in una mite profondità. La sensorialità della luce soffonde l’ombra, in una sinestesia musicale, alle modulazioni sorprese di un unico tono corporeo, che innatura la pelle fremente dell’uomo alla pelle del mondo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti