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Critica in semiotica estetica dell’Opera “C’è sempre un perché” di Widmer Tassinari

La rappresentazione del Tassinari è espressione della domanda aperta fra caos e cosmo, fra pulsione e conoscenza, in una dialettica di opposti dalla sintesi mai ultima. Obliqua è la dimensione dell’umano, che vive ai propri sensi il valore dell’ironia e della meraviglia. L’uomo è l’inferenza abduttiva fra inconscio e coscienza, la tensione fra provenienza e destinazione, il segno anelante in esilio dalla pienezza a essere, dalla verità.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti