Critica in semiotica estetica dell’Opera “Atlante” di Fabrizio Nicoletti
L’atmosfera umbratile e nembosa del Nicoletti evoca la dantesca selva dei suicidi fatti sterpi, eppure, nel luogo di nigredo, ove in sinestesia s’odono finanche i lamenti delle arpie della coscienza rimossa, è ancora possibile risollevare il grave della vita al senso. È un volo ergo sum, un voglio dunque sono, è una dinamogenia, una fenomenologia della contrapposizione alle avversità: dall’essere agiti all’agire. L’io incontra il complesso di Atlante, concedendosi l’eroica forza risorgente.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti