Critica in semiotica estetica dell’Opera “Vizi capitali. Ira” di Gianni Catracchia

L’olio erubescente del Catracchia s’inebria del sentimento dell’ira, nel movimento del sollevare, dell’ergere, dello spingere dell’impeto, per incendiamento sanguigno, dietro le istanze impulsive dell’es. L’irato non è padrone in casa propria e rivolge avversione ed aggressività alla propria dimensione normativa e spirituale. Il magma fluido dell’ira discioglie la maschera morale del super-io: profondamente l’ira è così anche per se stesso un “andare”, un processo di metamorfosi dell’io.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti