Critica in semiotica estetica dell’Opera “La tahitienne” di Giuliano Giuliani

La pittura omaggiante del Giuliani si carica tuttavia di forza originale, da una pelle emozionale di mondo oltre il mondo, nell’onirismo dell’apparizione femminile, che sintetizza il candore primario e virgineo dell’innocente inconscietà della natura e il magnetismo esotico della seduzione. L’attrazione si accentua nel taglio cieco dello sguardo, che tanto più non riconosce lo spettatore, quanto più ne solleva la bramosia, nel rimando. La declinazione degli occhi è cinto venereo, oggetto trasferale, che rilancia il desiderio all’oggetto d’amore, al gioco di vita eterna del soggetto, che è mai pago della verità, nell’unione alla differenza.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti