Critica in semiotica estetica dell’Opera “Il disegno divino” di Marcello La Neve

Il disegno divino è creazione e l’artista, in quanto tale, partecipa di questa gestazione della vita, dalla ricchezza del caos, alla meraviglia infante del cosmo. Nell’abbraccio di un chiasmo, il creante stesso è creato dalla sua creatura, è una transustanziazione: una ricerca della sostanza di sé all’interno del movimento, che è intreccio della visione. Solo il guardato ha visione profonda di sé: è la riflessività del sensibile, che nasce da una sensibilità originaria, diffusa e desoggettivata. Il supporto in mosso drappeggio è originaria coappartenenza d’io e d’altro. L’arte attinge a questa merleau-pontyana “nappe de sens brut” (strato di senso bruto), come sinestesia di vedente e visibile.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti