Il mare stanotte

Il mare s’è fatto d’un bianco ingenuità.
È un lenzuolo messo a giacere contro il cielo,
lacerazione in cui sprofondare.
Bianco il sudore tra le pieghe, bianco setoso
sul corpo lasciato morire di bianco,
bianco alle palpebre calate
sull’infinito ch’era nullo.
Riconsiderato, scorre tra le dita
il bianco di artista,
prima avorio sul viso, poi latte sul petto
e argento senza accorgertene.
Bianco sull’animo tinto di bianco,
bianco che filtra i grigi depositati dai giorni lividi,
grigi leccati dal bianco
come cane, stremato dalla foga, che lucida la sua ciotola.
Bianco spumoso che ti strappa dalla battigia
e ti riduce verso il largo dove il bianco è più luce,
dove chi ti vive è bianco, è magnete.
Il mare – stamorte –, resta di un bianco paradiso
che non si fa più aspettare.

Stefano Giuseppe Scarcella


Critica in semiotica estetica della Poesia “Il mare stanotte” di Stefano Giuseppe Scarcella

La parola alchemica dello Scarcella inizia allo stato di nigredo dell’indistinzione, che restituisce all’acqua inconscia, alla notte, all’altra notte, al sacrificio, per la sublimazione spirituale dell’albedo, del nuovo albore iniziale, per una metamorfosi risorgente. Il poeta vuole il tramonto della rappresentazione cosciente per il movimento di manifestazione della verità.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti