A primavera
Va il contadino pel verziere
a custodir fragili steli sorti
e offerti all’aere dall’albino tono.
Di solco in solco
abbevera radici ancor minute
e pressa zolle col suo passo
nel protegger quelle insorte.
Abeti natalizi paiono gli aranci
ancor vestiti a rosseggianti toni
e la mimosa, s’indora con orgoglio
nel duello col limone.
Nel vigneto germoglio nuovo
fugge in cerca d’un appiglio
per comporre fitte trame d’ombre.
Il giorno del lesto rifiorire
è sinfonia d’aulente primavera,
e tra le dita seme a spaglio
a generar ricchezza.
Vinicio Salvatore Di Crescenzo
Critica in semiotica estetica della Poesia “A primavera” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo
La parola sapiente del Di Crescenzo assapora la materia per una sintesi superiore e spirituale. Il seminatore supera il luogo immanente per una trascendenza d’eternità sorgente. La stagione primaverile è il rituale di celebrazione della vita, è la stanza seminata e germinante del pensiero, della palingenesi della coscienza, che vince la morte nella nuova messa in opera della verità.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti