Critica in semiotica estetica dell’Opera “Rosso come latte” di Nicolò Governali

La celebrazione del rito dionisiaco del Governali offre l’ebbrezza della rottura della norma sociale e l’emersione delle pulsioni istintuali: l’individuo perde la coscienza identitaria per l’emozione prima, precategoriale e irriflessa della vita fremente. Questo nettare erotico è volto alla sublimazione della vita sapienziale, per sacrificio e rinascita della conoscenza. Il vino è sangue e latte, nel segno di morte dell’ordinaria abitudine e di fonte di eternazione. Il quotidiano esonda dello straordinario, a commuovere, sino a fare della terra la sete dell’uomo e vendemmiare nuovo senso.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti