Critica in semiotica estetica dell’Opera “L’isola che non c’è” di Romeo Mesisca
La veduta dello studio d’arte del Mesisca apre lo spazio transizionale franco dell’immaginazione, del luogo fra sé e non sé, di configurazione del possibile aperto, senza tempo. È la reintegrazione della negazione nei contenuti tetici della coscienza, è la rêverie che rende fanciulli di se stessi, a ricominciarsi, nel passaggio ontico dalla libertà d’immaginazione all’immaginazione di libertà di vita.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti