Sonetto II
Umida. Ti inghiotte. Poi spuma. Tu
schiuma di flutto io sale di mare.
Lenta alza al vento il glauco ciglio più
sfocato e da lunge viene a bagnare
il cielo che così si infiora di azzurro,
dimenticando i poli e i voli tutti
e i venti e le stelle, il corpo di burro,
che si gonfia in questi lattei flutti,
dimentico di sé e di me, si scorda
ogni nota e scivola dileguando
in umido barbaglio: che ricorda
a codesto mare immortale
che onda per onda il tempo varia
per l’aria essendo un suono celestiale.
Leonardo Rossi
Critica in semiotica estetica della Poesia “Sonetto II” di Leonardo Rossi
L’amante alchimia della parola del Rossi vela e disvela la sintesi degli opposti, un femminile acqueo e un maschile salino nella verità intima della vita fremente, fra solvimento e plasmazione, a compiere l’opera di morte del principio individuationis, per la presentazione diretta all’anonimia plurale e unitaria di una memoria immemoriale. Il sapere rinascente dall’indistinzione dell’eros è suono celestiale.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti