Una parola rimasta non detta

Ogni primavera ci ha lasciato il suo
profumo scolpito in una fuggevole
pioggia di margherite sopra giovane
erba smeraldina. Ingenue le nostre
speranze s’alzavano in un battito
d’ali verso la promessa di quel
cielo d’eterna giovinezza come
facesse parte di noi. Presto scese
l’ultima nostra ora chiara su quelle
lunghe giornate d’illusione e sul
sentiero dei miei passi che si fecero
più affrettati e bui. Infine non restò
che l’arrendersi al tramonto, crepuscolo
che di volta in volta si spera più
lento: un riavvolgere i passi, un contare
gli sbagli, i miraggi. Tante e più spine
rinchiuse tra le mani ferite di
un timore, dall’assenza di quel
profumo che salva quando sarà
lieve, sempre più lieve la vita che
batte col cuore, e poi non ci sarà
un’alba nuova, il rinascere come
nel sorriso del perdono. Di me,
di noi, di ciò che fummo resterà
un pugno chiuso e una carezza sempre
con un che di fuori tempo, il silenzio,
una parola rimasta non detta.

Andrea Polini


Critica in semiotica estetica della Poesia “Una parola rimasta non detta” di Andrea Polini

La parola sospesa del Polini, come segno che rimanda il senso, cosciente del tramonto come della finitudine dell’uomo, si aggrappa alla sinestesia di un profumo in promessa d’eternità perduta, quando si approssima il buio che sottrae l’alba sorrisa del perdono e si vive fuori tempo, nell’inespresso, nel mai e nel non più.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti