Più lunga è l’ombra di quand’eri

Più lunga è l’ombra di quand’eri, e scure
Le ciglia piangenti salici, sul primo torrente
Di sguardi. Riluce l’involontario legame
Che in te, chiocciava colori d’una farfalla.

Alla fonte bevevano i voli, la costante
Brezza dei tuoi occhi verdemare; l’acqua
Delle perenni primavere, scorreva ora
Per ora, sul ricamo muto di dolci labbra.

Coricati prima dell’alba, sulla spirale lieve
D’un sogno troppo umano. Malinconia…
Nelle cieche poesie di una sola voce, ora
Lontana dal mio cuore, la tua fronte luna.

Si posò la colomba dalle porte dell’azzurro
Sulla chioma argentea dei tuoi pensieri…
Screziate dal sole le ferite della vita, in te
Che hai liberato altri, dalle ore del tempo.

Francesco Pasqual


Significazione critica della poesia “Più lunga è l’ombra di quand’eri”
di Francesco Pasqual

La parola chiaroscurale del Pasqual dipinge il lento e combattuto farsi luce di un’amara consapevolezza di perdita. Il poeta trova nell’amore la dimensione del tempo eterno, del notturno, del silenzio, dell’inconscio, dell’eterno ritorno, del piacere, del senso, dell’unità dell’essere nell’indistinto e involontario scorrere vitale, pur anche l’attesa del giorno e la sua impietosa condanna alla malinconia, alla ferita della rinnovata finitudine, alla mancanza ad essere che, per scampare al nietzscheano meriggio pieno della coscienza, sospinge ancora al crepuscolo della mente, più nero del cielo dell’amore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti