Sarò filo d’aquilone
(Autismo: nel cuore di una madre.)

Voglio alitare nel tuo vento
e abitare il tuo cielo, figlio.
Sarò filo d’aquilone nella tua mano
e l’azzurro avrà i tuoi occhi
lontano da quel limbo di fiati
che è tenebra di luce.
Afferrerai la coda di una rondine
e del fragore di quelle ali
non avrai paura alcuna.
Ruberai ciliege rosse
alle labbra della primavera;
dell’estate sfiderai il frinire
di messi scapigliate
tra il rosso dei papaveri
e dell’autunno
i girotondi d’api e vespe
tra filari di viti accalorate
dall’oro dei grappoli maturi.
L’inverno non avrà ghiaccio alle fontane,
ma fiori di calicanto tra le dita
a gemmare, del domani, il respiro.
Tra le virgole di un sorriso
metterai il punto a fughe di silenzi.
Ti farò voce e imparerai
a leggere la vita.
Non vagolerai più in bioccoli di nubi,
saltellerai in quadrati di gesso
e giocherai a mosca cieca con la luna.
Il tempo è un fazzoletto di sogni
d’acchiappare al volo
e per te ci sarà un mattino di parole
ove l’albore avrà in volto
l’espressione felice del tuo dire:
«Mamma ti voglio bene!».

Loretta Stefoni


Critica in semiotica estetica della Poesia “Sarò filo d’aquilone” di Loretta Stefoni

La parola innata e naturale della Stefoni vuole essere ambiente primario contenitivo, riguardo, che è lo sguardo che risponde, con funzione maieutica, individuativa. Il terrore senza nome e il corpo frammentato dell’autismo si appella alla qualità della natura, demandata di valere quale grembo gestante di un sé totale. Il movimento che segue il principio di piacere, se condiviso nel dialogo del compiacimento, offre lo spazio transizionale di rispecchiamento di sé nell’altro. L’urgenza del bisogno verte così in possibilità simbolica, matrice del processo secondario e lo spazio transizionale si dissolve, fino a scomparire in luogo di un principio di realtà, come altro da sé, da conoscere, da amare.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti