Rifletto il fiume

La percezione del mio andare.
Come dopo le virgole
quando sosto l’attimo e seguo.

Penso a quel treno
che passato appena è già distante
e ai tuoi occhi, nel mio paesaggio portato via.

Mi sono fermato
in quegli spazi di pensiero catartico
le cinque dita ferme in un arrivederci sono già un addio.

In quelle parole non dette restano le mie poesie
per chi se ne va da un giorno di nebbia
per tornare dal sole.

Svuoto il fiume dal mio ascolto
avanzo nel silenzio dei tuoi occhi

in questo mio, andare lontano.

Nunzio Buono


Critica in semiotica estetica della Poesia “Rifletto il fiume” di Nunzio Buono

La parola fluida e nostalgica del Buono riflette la dimensione transitante dell’umano. Ogni evento è già evento in figura, essere in errore, che diviene inarrestabilmente, lungo una costitutiva separazione e perdita. L’uomo mette in scena e si mette in scena nella parola, è una vita riflessa, a rituale di ricerca dell’evento ancestrale e immemoriale dell’origine nello sguardo materno. Il poeta canta del carattere mimetico del corpo: il riconoscimento di sé entro il segno rappresenta l’ingresso dell’uomo nel desiderio di conoscenza e di quel riconoscimento primo, sole che abita ogni altro sguardo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti