M’innamorai

M’innamorai
precipitando nei tuoi occhi,
abissi alieni
dove cercavo barlumi
di luce ed anima.
E intanto la vita scorreva
in quotidiani rivoli
di deluse speranze
dove galleggiavano, a volte,
rare ninfee bianche
di innocente stupore
quando un tuo abbraccio
mi imprigionava.
Ed ora che anche il sole è diverso,
impallidito da smog
e nuvole chimiche,
ora che anche il tuo viso
è un ricordo evanescente
e ormai rughe e lacrime
hanno creato solchi nel cuore,
riaffiori talvolta all’improvviso,
in un sogno, un pensiero,
una canzone antica
e in quei momenti comprendo
la meraviglia
dell’esser caduta, quel giorno,
in quella tempesta cosmica,
in quell’abisso alieno
che è stato il nostro amore.

Giuseppina Crifasi


Critica in semiotica estetica della Poesia “M’innamorai” di Giuseppina Crifasi

La parola delicata e discendente della Crifasi si abbandona alla natura costitutiva del sentimento d’amore. L’identificazione al luogo della differenza è sempre la sostanza permanente che riempie l’identità, nel processo naturalmente alienante di un’alterità stessa dell’io: c’è riapertura di un precipitato di identità in amore, per cui l’altro diviene veicolo di sé e dona progetto, direzione, trascendenza alla mancanza ad essere del soggetto. L’amante vive per essere riflesso negli occhi dell’altro, per essere riconosciuto e anche qualora separino le circostanze della vita, mai tramonta la meraviglia della memoria del dono del riconoscimento.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti