L’epopea dei vitigni salmastri
Ancora cala un vento carico di campi
e di maree nelle notti lunate dei vitigni;
mi coglie nel sogno di falò, stoppie arse,
di occhi persi in una danza di guizzi e scintille.
Ancora mi resta cucito sulla pelle,
dolce come allora, l’odore del fico, della zagara,
il gesto antico di mio padre chino sulle zolle
a disegnare forme, a fecondare campi
e sussurrare nenie d’amore alle tenere foglie,
ai grappoli verdi assetati di sole.
Nelle notti di vendemmie balli, grida
e fiondare di comete; l’odore aspro dolce
del vino tra il rosa viola dei tramonti.
Di quell’epopea dei vitigni salmastri
mi è rimasta dentro una trama bianca
di sentieri, la nera sagoma dei muretti,
la danza dell’ape estasiata tra gli acini rigonfi;
impresse come stimmate orme lievi di fanciulli
nell’ombra dorata dei limoni.
E mentre maturava l’uva alla controra
nei silenzi delle piane, nel ronzio radente
di verdi calabroni m’incantava
la storia del tempo e della luna
urlata al cielo dai vecchi seduti sulle botti:
“Luna calante, che sia luna calante
quando si vendemmia, male segno nebbia e pioggia”.
Di quell’epopea rivedo i filari rossi
che a sera s’accendevano di lucciole, il gelsomino,
la farfalla maculata, il selvaggio dei tornanti
dalla piana al mare, l’azzurro di quell’infanzia,
sangue vivo che ancora mi scorre nelle vene,
mescolato a una terra fumida di sogni.
Carmelo Consoli


Critica in semiotica estetica della Poesia “L’epopea dei vitigni salmastri” di Carmelo Consoli
Con la musica incessante delle onde tornanti, il verso del Consoli distende, ad acquerellare dolcemente alla natura i sensi vividi e innamorati dell’uomo, alla rêverie del ricordo, che è riaccordo al battito del cuore delle armonie del tempo. Il poeta ascolta la carezza dei campi e delle acque, vede con gli occhi delle scintille, immilla la luna nei grappoli dell’uva, cuce la dolcezza pungente degli odori, in sinestesia sulla pelle, disseta al vino di un tramonto, perché l’ordinario del quotidiano esondi dello straordinario del sentimento di pienezza alla natura, a commuovere, sino a fare della terra la sua propria carne e vendemmiare nuova realtà dai raccolti del racconto, irrorato dalla nobiltà del mare: dal valore salso della conoscenza aperta.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti