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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Luna triste” di Giuseppe Galati

Alla finestra segnica e vessata del Galati, sguardo di finitudine romantica dell’uomo, si rappresenta la dimensione ad eco di rimando, il riflesso secondo e speculare dell’illusione lunare, che non è più e non è ancora, che commuove, dolcemente e tristemente, alla verità della luce prima e solare, sulla polvere umbratile dei sensi. La luna, come un pensiero orfico sospeso e reciso, è la musica, che continua a suonare il corpo intero della vita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti