Con Te, tra me discorro

Eppur, d’incanto, la Primula fiorì,
reiterata, stupita sorte
che dopo ogni gelo si rinnova,
come a dispiegar l’ali
alla crisalide del tempo.
Colgo nel refolo di brezza
un fiato di prece senza labbra
che spazza dei vani passi, l’orme
tra sterpeti di miti e di chimere.
Con Te, tra me discorro,
ai piè d’un Sole
in eterno girotondo
che par da sé sorger
e di sé nel tramonto spegner
oltre la Siepe sul crinale
che il Ciel mai pota.
Poi, sempre m’invitano le Stelle.
In un dì fanciullo,
sul sacro Ruscello mio,
la lenza sdipanavo
fino a pescar un Mar paterno
senza alcun tremore dell’abisso.
Nel Silenzio d’ogni muschio,
fiutai il sentor d’un Senso ardito
che perman fedele e grato
al Grembo a cui s’appiglia,
Alfin, ancor d’incanto, si disperde l’ora.

Alberto Lotti


Critica in semiotica estetica della Poesia “Con Te, tra me discorro” di Alberto Lotti

La parola elegante del Lotti sa morire e rinascere dalle immagini della natura, quali soglie di un oltre di silenzio e di senso, che nutre il divenire della vita. È un moto eternamente ritornante a colloquio con l’essere stesso, un passo sapienziale che reintegra elargizione e smarrimento.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti