L’eternità di un punto

Un ordinato pulviscolo di segni,
la vita,
un costante affastellarsi
di semplici minimi momenti
in reiterazione ostinata e modulare.

E io,
continuo anelito di un verso limpidamente euclideo,
nemmeno sapevo d’esser come il fuoco d’un’ellisse:
perennemente in cerca del gemello.

Chiuso in una porziuncola di split screen,
alla maniera di Godard,
non avevo ancora capito quanto
il mio esistere fosse un istintivo cercarmi nel tuo eco;
né che tu sei me dall’altro lato dello specchio,
a sognare i miei sogni da insonne,
e a parlarmi senza bisogno di parole.

Diversi eppure eguali,
all’incontro finalmente
ci scopriamo quali siamo:
linee su un piano cartesiano.
Una stessa formula ci esprime
e da sempre abbiamo atteso
che il coefficiente angolare
ci strappasse dal destino d’eterna distanza delle rette parallele.

Il vero scopo della geometria,
come quello dell’amore,
sta tutto nell’incrocio dei destini,
nell’occorrenza di un’intersezione
che leghi il nostro amplesso rosso all’asse;
e in quel grado zero dell’orgasmo
che ritrova ogni sua antica meraviglia
nel poter accarezzare,
infinitamente insieme infine,
la raggiunta nuova eternità di un punto.

Alessandro Izzi


Critica in semiotica estetica della Poesia “L’eternità di un punto” di Alessandro Izzi

La parola poliedrica dell’Izzi esprime il desiderio umano di convergenza, d’incontro, d’intersezione dei moti, a trovare l’occorrenza di un punto estatico, irriflesso e precategoriale d’indistinzione comune. È questo il luogo che riapre la finitudine in corsa all’eternità immota di un istante, a contenere l’infinito in chiasmo dell’amore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti