Ossimori in corsia

Corpi esanimi.
Mani livide.
Tracce di diari sfaldati
da insicure certezze.
Lucida incoscienza
di un vago domani.

Eloquenti silenzi
nelle chiare notti buie.
Interminabili.
Lembi luminosi di ombre
aggrappati a pareti turchesi.

Passi sicuri
di indefinite sagome
nei corridoi bianchi
di corsie oscure.
Volti estenuati
di morti viventi
e vivi morenti.

Sguardi fissi
in un vuoto pervaso
da odori acri di oppiacei,
da suoni e battiti lenti,
da vapori condensati
sul vetro di una finestra.

Cornice inconsapevole
di storie in bilico,
di veloci lentezze,
di ricordi vivi dimenticati.
Memorie incastrate
in un lento turbinio.

Respiri inconsulti
di un insieme di anime sole
rinchiuse in manichini inespressivi.
Palese misteriosa attesa.
Incerta partenza per l’oblio.

Patrizia Quaranta


Critica in semiotica estetica della Poesia “Ossimori in corsia” di Patrizia Quaranta

La parola labirintica della Quaranta è viaggio interiore che reintegra la negazione, la malattia, il dolore, il distacco, la morte, nell’abbraccio di sintesi di opposti, nella continuità fra principio e fine, fra coscienza ed inconscio e che eleva ad una dedalica visione superna, quale volo sapienziale per la rinascita della visione al senso unico e universale dell’essere umano.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti