Barene

Un sorriso si erge dallo stelo sottile.
Al sentimento rivelati, annunciano
il primo respiro del giorno i fiori
ambrati delle mie barene.
Colta e posata nella poesia, crepita
altissima in un incendio di gialli
aranciati la creazione.
Sarà per poco, dolcemente almeno.
Sarà la loro e la nostra labilità
a spegnere l’occhio luminoso
della rosa.
Là dove si perdono, qualcosa di sé
lasciano le fragili stelle dell’esistere
grato, mai pienamente attingibile
una promessa almeno o forse
una malcelata nostalgia.
Sì, appena dopo la gioia noi siamo
già nostalgia.

Donatella Nardin


Critica in semiotica estetica della Poesia “Barene” di Donatella Nardin

La parola ignea della Nardin accende un vissuto di rêverie cosmica, fra il sonno e la veglia, per una fenomenologia dell’immaginazione creatrice. Ma la sostanza del soggetto nella gioia stessa è già una mancanza, una dimensione eccentrica che ha luogo in un altrove, è l’eco di nostalgia del perduto. L’identità è un segno in transito dalla vita diretta e precategoriale, alla dimensione riflessa della parola e della coscienza, desiderio inespresso dell’origine.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti