Critica in semiotica estetica dell’Opera “Don Giovanni e il canto delle Muse perdute” di Gigliola Marinangeli

La visione dionisiaca della Marinangeli è festa irriverente e al contempo promessa di alleanza, quale rituale di sacrificio per la conoscenza. Il vino è sangue, morte della norma e della definizione identitaria. L’artista coglie l’istinto d’indistinzione della vita fremente, per un vissuto anonimo e plurale di continuum all’alterità. L’alfabeto muto, unico, irriflesso, precategoriale e universale del corpo è la matrice vitale a fondamento della ricerca identitaria.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti