Notturna è la coscienza

La notte il dormire mi salva,
da visioni fomentate in penombra,
dal sogno diurno sepolto
al tramonto di un giorno sprecato,
dai pensieri inopinatamente turbati
dal senso incalzante del peccato.
Notturna è la coscienza.
Silente non bussa alla porta socchiusa,
ma struscia serpentina tra le coltri,
raggiunge il cuore assopito,
lo morde e affonda con abile flemma
le lame sporgenti dalle bellissime labbra.
Dolente è il sudore nel freddo invernale,
pungente al soprassalto angosciato
e nel mischiarsi le gocce alle lacrime
si fa calce nelle narici un lurido fetore,
Allontanarsi lo vedo a braccetto di un’ombra ricurva,
che si gira mi osserva ha la rabbia negli occhi
e s’apposta al limitar della stanza,
mentre un germoglio rischiara
la ferita sul petto.
Il demone è lì, attende,
confidente che basti un gesto,
un altro misero gesto
e quel seme tormentato
sarà strappato alla bellezza
dello sbocciare verso il cielo.
E così i bianchi occhi della coscienza,
ritiratasi nell’angolo più buio della casa,
s’oscurano di ferale tristezza.

Massimiliano Giannocco


Critica in semiotica estetica della Poesia “Notturna è la coscienza” di Massimiliano Giannocco

La parola visionaria del Giannocco presenta la coscienza in tutto il suo valore di provenienza inconscia. La via della luce è ctonia, nella materia, nell’ombra, nella perdita, nel dolore, nella morte, nel peccato, nella rabbia, nel rimosso, come nell’inverno della terra, nella tormentata attesa di catarsi a fiorire sublimata bellezza luminosa, aerea, spirituale.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti