Cenere di vita

Nel grigio manto il tempo si è fermato,
silenzio greve cala sulle spoglie,
dove il respiro tace tra le soglie
di un mondo spento, d’ombre devastato.

La cenere si solleva nel creato,
testimone di vite rese foglie,
strappate al ramo, in un’attesa che coglie
la speranza di un domani aurato.

Eppur tra il pianto un filo resta intatto,
sottile luce in fondo alla ferita
che il cielo nero non poté oscurare.

La vita ripristina il contatto:
nel dolore la forza si ravviva,
si alza l’amore per ricominciare.

Silvio Di Fabio


Critica in semiotica estetica della Poesia “Cenere di vita” di Silvio Di Fabio

La parola in descensus del Di Fabio è alla nigredo della vita, al dolore dell’indistinzione. È l’inconscio l’athanor della risurrezione e rinasce dalle ceneri, come la fenice, la nuova possibilità esistenziale, in albedo spirituale. La dimensione ineffabile si sublima all’oro, trasmuta thanatos in eros, per reintegrazione dell’ombra nella luce.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti