Ode alla migrazione

Insolito — inaccolto,
Senza spazi e morto
S’un vascello infame
Dal grecal’ sospinto
E quel tuo, bel volto
Di nero tinto
— Navighi.
Vascello precario,
Vascello da necessità
Mosso,
Precari sospiri di
Necessità ruggenti!
E senza spinte, senza
Sponte a questo accesso
Ottuso,
Varchi.
Mai la tua vita
Ci fu così vicina?
E la nostra così
— Lontana.

Matteo Bona


Critica in semiotica estetica della Poesia “Ode alla migrazione” di Matteo Bona

D’una straziante melodia, a tratti infranta, la parola del Bona canta il sentimento di lacerazione di sé, che accompagna lo sradicamento dalla terra d’appartenenza, perché insolito è chi viaggia senza suolo e inaccolto è chi non trova identità al riconoscimento dell’altro. Può concernere chiunque un’emergente necessità vitale che non trova la via dialettica di sintesi con la volontà: è un’esperienza che preclude il senso fin quando resti della precarietà che appende ad una preghiera che non trova intelligente ascolto.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti