Farfalle gitane

Sorrisi senza destino
senza nomi, né cognomi
rubano alla mia tristezza
un gesto di allegria
e questa notte speciale
in cui celebro questa bugia,
farfalle gitane
come istrionici pagliacci
distraggono ironicamente
le mie pene ingannate,
mentre un panno immaginato
rimuove l’impronta
delle tue labbra salate,
della pelle, dei miei occhi
come vetri avvizziti,
perché è così che ti ricordo:
a pezzi.
E in questo strano delirio
dove le mie mani
balbettano senza sosta
insensati scarabocchi,
io mi rendo conto
che non tutto è caduto
dalla mia tasca bucata,
sul fondo c’è ancora
un ultimo sorriso.

Rony Rodolfo Rigacci


Critica in semiotica estetica della Poesia “Farfalle gitane” di Rony Rodolfo Rigacci

Immaginifica, la parola ironica e dolorosa del Rigacci trova la permanenza, che traccia il movimento sotteso al vanificante divenire formale: l’archetipo che lega le cose e solleva l’attimo dalla fatale gravità della morte. Sulla dondolante melodia delle fuggevoli ed effimere ali di farfalla si disegna l’apertura di un sorriso, la stessa continuità che lega la solitudine spezzata dei frammenti caduti di non senso, la liaison del suono nelle parole in poesia a eliminare lo iato nell’articolazione, la voluta inerziale della traccia di scrittura, tutto a riaprire fra le labbra il grembo di un istante di rinascita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti