L’ultima promessa
Ora è solo un fremito.
M’appare la mia vita,
che fa rumore, anche se tace.
Ho trasmigrato anch’io
con la sacca vuota, carica del vento
di un campo già spremuto.
Eppure resta il suono
dei panni stesi al sole,
musica di un rimpianto
che non si estingue.
Furtivo anche a me stesso
attesi il giorno del disgelo per partire.
Tacendo il dolore,
con le prime luci dell’alba,
m’arrampicai sul filo
spesso del futuro.
Ero certo di tornare.
Mio padre è ancora là,
col bastone in mano
a tracciare linee sulla polvere rimasta.
Al calar della sera appende al gancio
l’ultima mia promessa:
saremo ancora insieme
a toccare l’approdo.
Sonia Giovannetti


Critica in semiotica estetica della Poesia “L’ultima promessa” di Sonia Giovannetti
Nostalgica e fidente al contempo, la parola della Giovannetti segue due istanze: la memoria e la promessa. L’identità è il divenire della storia di una promessa, la fenomenologia che rinvia a un’individuazione fra sé e altro, all’approdo del divenire all’essere, ultimo, al di là di sé. La promessa è il paradigma che esprime una permanenza nel cambiamento, è un atto di senso e il progetto di estensione temporale del senso. Questo atto performativo è la volontà di costanza di un’identità mantenuta, malgrado e nonostante l’assenza, per la fedeltà alla dimensione valorale a cui attinge la polisemica possibilità di esistere nell’essere: una volontà che continua a volere, nella promessa che nasce dalla causalità e finalità reciproca.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti