Corri, coi piedi per terra

Avessi io, l’estate dei tuoi anni, e dell’uva appesa al sole
a maturar nel verde irpino dei lupi d’Atripalda,
avrei la stessa sete d’imparare, a dispensar la pace e il bene
che fiorisce alla tua bocca con la sapidità del vino
e s’inebria della storia, che risplende nel tuo nome.

È questa terra a tenerci per mano.
Assorbe la distanza di ogni credo
e ci insegna a dare tutto, ciò, che siamo.
Conserva la bellezza del passato, l’essenza di ogni attesa,
e incrocia i nostri passi, mentre andiamo…

È un eterno movimento, la sinergia di sensi e di emozioni
che si insinua, dai primordi, a piedi nudi.
Ci intriga la sua chimica d’impulsi e percezioni
nell’abbracciare il vento, senza perder la misura;

dei muscoli contratti, del sudore e la fatica
nel superar sé stessi e quotidiane asperità;
del battito che cresce, e il respiro che si affanna
e l’impagabile energia, del non voler lasciare mai.

Sillabe di pioggia sulle labbra, serenano il sorriso,
e la poesia di un bacio spezza il fiato, sulla meta.
Molecole d’immenso, sul segmento della vita
si stagliano nell’intimo, desio, di libertà.

È questa madre a crescerci lontano.
Asperge la coscienza di ogni seme
e ci insegna a dare più, di quel, che abbiamo.
Protegge la bellezza dell’istinto e l’insolvenza di ogni resa,
e invita a aver giudizio, se corriamo…

Avessi io, la musica degli alberi, a sposar le mie parole
e a raccontar di noi, come di un vento che ritorna
saprei come aspettarti, in ogni istante, per arrivare insieme,
con l’empatia del cuore,
che gioca nello spazio coi pensieri
e si allena a far del nostro, il tempo, suo, migliore.

Alessandro Inghilterra


Critica in semiotica estetica della Poesia “Corri, coi piedi per terra” di Alessandro Inghilterra

L’ampio respiro melodico del verso aereo dell’Inghilterra esprime l’amore che posa, il sentimento del ritorno abitante la terra, che materna disserra l’identità singola all’apertura consustanziale dell’appartenenza agreste e comunitaria. Il poeta fa dell’uomo porzione di un luogo maggiore, interpretante del tutto, che risolve e accresce nel connubio di necessità e libertà, che sceglie l’eternità dell’istante, l’infinita profondità di senso del minimale quotidiano, che immilla di sé nel dono del riconoscimento mutuale all’altro e nella sintonia sinfonica alla natura.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti