Petralia

Case abbarbicate l’una all’altra
tra selci e sprazzi di verde
contendono l’azzurro alla montagna.
Sole e pietra emanano calore
sulle vuote case
lasciate a ricordare
tempi andati,
amici persi,
congiunti lasciati e poi
mai più ritrovati
perché, tiranno, il tempo
non ha concesso sosta.
Ripide salite o scoscese acciottolate vie
si snodano tra silenziose
magioni dalle imposte socchiuse
per tacitare il sole che bussa
ai cuori di chi, ogni tanto, torna
a vivere nelle stanze, una sopra all’altra,
per dare forma alla casa avita
tanto agognata.
Al finire dei giorni di festa
il silenzio inonda le strade
e pian piano copre con un velo
di ricordi e sensazioni i desideri
di chi lascia e spera di ritrovare,
nel prossimo ritorno,
quella parte di se stesso
che mai è andata via.

Gabriella Capone


Critica in semiotica estetica della Poesia “Petralia” di Gabriella Capone

Con carezzevole malinconia, la parola della Capone dipinge il tempo dell’essere di un paese in coinonia all’ambiente naturale, a confondere l’ocra della terra e delle case svettanti in un caldo sorriso di luce, con le imposte degli occhi socchiuse, fra il sonno e la veglia, in equilibrio fra inconscio e coscienza. È la rêverie del ricordo che si mesce alla potenza dell’immaginazione e libera dal correre lineare del tempo. E nei rituali di festa, con i sensi impigliati nella sinestesia dell’oltre di sé, all’appartenenza naturale e comunitaria, l’identità resta affidata all’unicità di quel sempre, intimamente partecipe del paese natio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti