Sonetto imperfetto II

O Amore che dai senso al mio fuggire
spargi i tuoi colori sulle ombre ferme innanzi
e dammi degli amanti il puro percepire;
dimmi dei loro sensi vivi e anzi

dei loro rubati baci l’impossibile sfuggire;
dammi un cielo che in tinte nuove avanzi
quando una carezza afferra il divenire
non su chiare note, ma solo tra silenzi…

O Amore dimmi se la quiete
di questo inquieto viver mio
non è altro che la soave asimmetria

tra la passione e la malinconia;
tra l’inferno e un fresco rio;
tra un bell’astro e le libere comete…

Massimiliano Testa


Significazione critica della poesia “Sonetto imperfetto II”
di Massimiliano Testa

La parola appetente del Testa vuole restare aperta ed incompiuta, a vivere l’oltre, nel dono raro e prezioso dell’alterità. L’amore è l’essere che significa il divenire, che restituisce il corpo senziente, proprio e vivo, un’intenzionalità irriflessa e precategoriale, che conduce attraverso un cogito tacito ad una sensibilità originaria, diffusa e desoggettivata, detta carne. E la prima indistinzione di sé e d’altro, che è lo strato di senso bruto in sinestesia, rifigura, dipinge nuovo il mondo. Eppure unico giaciglio al poeta è l’andare stesso, il movimento della contraddizione, la mancata perfezione che muove a desiderio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti