Se rimani

Mi fermo nelle virgole dove leggo e torno.
Mi avvicino a te se ti scrivo.
Quando il filo azzurro ripercorre il tuo pensiero
il mio pensiero si fa luce.

Mi accompagni.
Tra le vie ci guarda il silenzio delle cose
e cammino sui tuoi passi. Abbiamo riso sotto il portico.
Ho baciato il tuo viso di pioggia; tu le mie parole non dette.

Qualcuno ha parlato, forse
ma eravamo altrove, io da te tu da me.
In ogni volto dei minuti si fa sera e si fa notte ogni giorno.

Poi si resta a fingersi un riflesso
a filo d’acqua come le zanzare, un volo
e dal riverbero si nasce per morire senza sosta.

Siamo l’eco dopo il punto
e tutto si ripete se rimani.

Nunzio Buono


Significazione critica della poesia “Se rimani”
di Nunzio Buono

La semplicità del Buono ne è la ricchezza: l’essenzialità del rito è la chiave per l’apertura dell’abisso dietro la maschera delle parole. Conoscenza è riconoscimento, scrittura è desiderio incolmabile; ma la musica e l’oralità della poesia sanno creare la pienezza dalla mancanza stessa e l’inchiostro può divenire cielo e aprire l’uomo alla coinonia sinolica con l’alterità e con la natura. La sinestesia toccante dei sensi del poeta è tale da capovolgere la relazione fra soggettuale ed oggettuale e riaprire al continuum dell’evento dell’accadere, che fa dell’uomo il mondo e personifica il tempo. La condizione umana, il valore segnico dell’essere, è lo sbalzamento in un altrove sempre estraneo, che la voce delicata e intima del poeta, in un attimo, rende familiare, nel recroisement, nell’abbraccio fra senziente e sentito, in un chiasmo del movimento del desiderio. Doppio della verità, l’uomo è al poeta memoria di un’origine e luogo rituale che avvalora, che dà senso, e nell’attimo del senso, che subito muore, è ciò che innumerevolmente ed amorevolmente stringe l’origine perduta.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti