Premio Poesia 2019

Poesia 2019 – Stefano Vitale

Vier Stücke

Sehr langsam

Molto lentamente segna il passo
quasi inudibile scricchiolio
sulla strada altrimenti invisibile
nella densa nebbia ora trafitta
dal richiamo rimosso nel tempo
risuona incessante per le orecchie
attente

Rash

L’ossessione del silenzio ritorna
nella sorpresa della pioggia gelida
maschera del suono impenetrabile
che insegue la forma del tempo nato
per sbaglio, scheggia d’assenza assordante
che fugge, sbanda, scalcia e di colpo
s’arresta

Sehr langsam

Ronzio di tafàni e luce sbiadita
pesano i fantasmi del presente
sull’anima svagata e senza meta
dèmoni che spalancano le porte
di palazzi abbandonati sul vuoto
precipizio futuro della Storia
immaginaria.

Bewegt

Riposa una lettera mai scritta
sul letto disfatto della memoria
annega il lamento del giorno
nel bicchiere di vodka dell’inutile
tentativo d’evitare le tempeste
che flagellano il mare della mente
senza tregua.

(Anton Webern – Quattro pezzi per violino e pianoforte Op. 7)

Stefano Vitale

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Vier Stücke”
di Stefano Vitale

L’inarcatura aperta della parola del Vitale instrada, fra improvvisi cambi di tempo che lacerano l’essere ad una mancanza e a luogo dislocato di un altrove, nel viaggio sensoriale onirico, all’inudibile. Dal fragore dell’assenza al silenzio della presenza assoluta, la verità è la dimensione immemoriale della memoria e l’illusione è luogo erroneo dell’umano nella coscienza del dolore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Stefano Maraviglia

E come il vento…

Lieve vorrei sfiorare il tuo viso e come il vento accarezza il grano,
lenire ogni tua ferita.
Sogno d’esser io la cura ad ogni tuo dolore e come il vento,
forte da soffiar via ogni timore.
Madre, stai pagando colpe altrui, incapace io d’esser quello che tu speravi,
e come il vento,
talvolta freddo, talvolta caldo con l’animo tuo.
La natura mia è l’arduo scoglio da superare, la contrarietà che ci divide,
e come il vento col frangiflutti,
vorrei sopraffare essa per giungere a te, seppur fioco.
Tendo la mano a cercare la tua e come il vento ravviva il fuoco,
provo a riaccendere in te, il sorriso che troppe volte ho spento.
Ho cuore d’oro e animo nobile io, mal celati da uno sguardo fragile e cruento,
quanto una foglia e come il vento.
Madre, vorrei saperti amare, lo dico, non mi pento.
Sei la pioggia e innanzi a te,
come il vento, stento.

Stefano Maraviglia

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “E come il vento”
di Stefano Maraviglia

Sospinta eco ritornante, come raffica espressa dal vento, la parola del Maraviglia è sollevata dall’istinto di libertà, ma mossa dalla forza del bisogno d’amore e insieme dalla ritrovata delicatezza, che accarezza il desiderio del riconoscimento materno. La dimensione aerea, incessante e continua, è configurazione sublimante la divergenza delle differenze, che rifonde la volontà propria e l’aspettativa nella possibilità diveniente della speranza e nel paradigma della promessa: è permanenza nel cambiamento il racconto dell’amore.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Rachele Ricucci

Irene

Erano trentasette
i nodi che aveva contato
attorno a quel pensiero:
gordiani e persuasivi,
scorsoi.
Erano trentasette
anche le dita
(più una)
con cui immaginava
ogni notte
di scioglierli
e divincolare
la luna
incastrata davanti
le retine.
Il cristallino non è
altro che quello, sai:
un vetrino di luna
- quella sbadata-
che si addormenta distonica
ovunque ci sia spazio per
i sogni.
Ma se si scheggia poi
lo vedi come fa?
Attorciglia e distorce
replica
-quella stronza-
e se c’è un nodo ne vedi
trentasette
e tocca chiuder gli occhi
per inventare trentasette dita
con cui slegare
l’ossessione.

ma dopo io martello.

Rachele Ricucci

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Irene”
di Rachele Ricucci

Franca e svincolata, la parola moderna della Ricucci combatte, celebrando Irene, la dea della pace, contro le nevrosi ossessive del quotidiano vedere, che infrange, distorce e moltiplica i luoghi angusti del dover essere, neganti la verità dell’inconscio. Pax è dispensatrice di ricchezza, ed unica risorsa dell’umano è l’immaginazione dell’arte, che riapre il dialogo della coscienza con l’inconscio e risolve i conflitti, che rende l’uomo il faber artefice di sé e del mondo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Matteo Bona

Ode al nascente riso

All’ultimo baglior del sole -
L’immoto spazio ed
I casolari instanti
Raminghi sussurrano al silenzio
Che si frappone.

La terra brulla e grassa
Di nera conformazione
Riposa ascosta sotto pozze
Immense
E la lenta Vita si posa
Al cigolar del globo -
Ma nulla canta
La di lei marcescenza,
E immagini di placche
A specchio ornate
Rilucono ampie scintille
Fredde nella fredda
Volta digradante.

All’erta la ritta testa
Dell’eletto riso -
Fior d’acquitrino -
Ad ammirar con
Compiaciuta mollezza
Il declino di questo
Giorno.

Matteo Bona

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Ode al nascente riso”
di Matteo Bona

Inneggiante e arcaico, il verso del Bona invita al tramonto delle certezze e al riso lunare, alla potenza dell’ironia, che simula e dissimula, con andamento dialettico e dilemmatico, che denuncia le coscienze soddisfatte delle loro visioni cristallizzate, che infrange i falsi valori, per un nuovo fingere, per rinascere dal silenzio notturno della verità, che sposa l’occhio alla terra. Il poeta trasgredisce la norma, scioglie il nodo emotivo, sdrammatizza le minacce identitarie della morte, dilaziona l’emersione a coscienza, ristabilisce la sintonia del tutto, ricuce le distanze ed è catarsi. Perseo sconfigge la gorgone con l’immagine riflessa e seconda, inscritta al divenire dell’essere sul piano transizionale, perché solo il possibile feconda la datità del reale.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Matteo Bologna

Se io di me ricordo

Se quando fu un giorno
ritorno pensando,
ricordi d’un tempo erosi contemplo
case, persiane, erose persone.
Primordi di me allorquando ancor se,
con sbiadita tensione la Vita propone
accenti di un mondo mai spenti nel fondo
di un tenue raffronto.

Matteo Bologna

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Se io di me ricordo”
di Matteo Bologna

Ipotetica, la parola echeggiante del Bologna configura l’intenzionalità dell’uomo, che volge alla memoria, Mnemosyne è ritorno a un’inconcessa origine senza tempo, cammino riservato all’iniziato, al ritmo di Chronos, che attenua e dispiega, negando ciò che Mnemosyne ricoglie. Il ritmo è eterno ritorno dei primordi, ripetizione, riapparizione indefinita dell’archetipo nel ritmo della parola, nell’accentus, ovvero nel movimento del canto. La testa di Orfeo non cessa di cantare e l’uomo ne è il canto reciso: l’arte che letteralmente l’inerte ravviva.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Massimo Mezzetti

Esprimiti

Esprimiti,
sciogli
la silenziosa lingua del pensiero,
imprimila
sulla carta e sulla pietra,
mostrala nelle forme
che hanno gli alfabeti,
sussurra
e alza lo sguardo
fino a sfiorare il cielo
con la gioiosa voglia
dei virgulti
quando spuntano
per divenire querce.
Ama lo stupore come te stessa,
esprimilo come fosse un parto,
nutrilo con la tua immaginazione,
non fartelo rubare,
donalo,
è l’unica ricchezza che possiedi.

Massimo Mezzetti

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Esprimiti”
di Massimo Mezzetti

Imperativo, il verso del Mezzetti congiunge la dimensione estetica ad un’etica di vita. Il poeta intima la parola, la tensione del desiderio della coscienza, l’iscrizione alla luce, il divenire dell’essere, che dona lo stupore della forma, sempre nuova. Dal silenzio all’espressione è viaggio dall’essere all’esistere, segno che prova l’esistenza, rinascita da sé, scambio di riconoscimento, valore di riconoscenza. Il logos non è avulso sguardo, ma è esso stesso gioioso gioco meravigliante, che diviene.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Manuela Magi

Amami

Amami stasera,
contornami il silenzio di sospiri
e cingimi l’amplesso con i lacci dell’abbraccio,
mentre negli angoli di pareti assottigliate,
giungono parole di sussurrate voglie.
Ascolta, ti racconto di sogni immaginati
e di profili fermi contro i tramonti
accucciati sul proibito mio volerti.
Non hanno mani ma solo disparate unghie di rapaci
che svolazzano tra il soffitto e la coltre stropicciata.
Ma tu, amami ovunque, anche se l’assenza diventa corrugata fronte
e il ciclamino di montagna colora lo smarrimento,
quando l’ombra del crepuscolo, fa addormentare i petali delle margherite.

Manuela Magi

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Amami”
di Manuela Magi

La parola esortante e seduttiva della Magi invita al sonno della coscienza, all’abbandono dell’elusione, all’amore dionisiaco, inconscio, pulsionale, alla rinuncia all’astersione del peccato. La struttura edile dell’io indebolisce, sotto i colpi attentatori dell’onirismo immaginativo, che moltiplica, che differenzia, che involve, che innatura al descensus del sole alla notte. E quando anche l’assenza crei di ogni luogo il segno del rinvio all’amore, che questo non abbandoni il desiderio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Lucia Triolo

In fondo alla fila

Per ultima in fila
era una figura.
Quasi una disattenzione
Donna lo era stata forse
un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi
una parola strozzata
in gola.
Ultima in fila: come lì fosse nata
- al bando
- nessuna maiuscola per lei
- né un accento
- né un segno di interpunzione
- nessuna congiunzione
- nessun interrogativo
- nessuna risposta
Solo un errore
in fondo alla fila
un errore dai mezzi occhi di brace
una metafora sbagliata.

Vento fermo tagliato
dal desiderio

Una crasi

Lucia Triolo

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “In fondo alla fila”
di Lucia Triolo

La verticalità della parola dedicata della Triolo accorre all’identità di una donna, ricacciata con violenza entro un’involuzione filogenetica, alla fissità e al mutismo dello stato minerale e inorganico di morte, che disattende, che più non volge l’animo in direzione, al desiderio. Una verità in errore, che di sé solo serba una scintilla ignea e sanguigna: il dolore di chi è in esilio da se stessa, da un nome, da un riconoscimento, dall’espressione e da una continuità di istanti e di senso, ridotta ad una dimensione oggettuale, a mero luogo di scissione alienante, di introiezione e di proiezione, contaminato dalle pulsioni invasive dell’altro.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Lucia D’Abarno

Il vento

Che meraviglia quel bisticcio
tra lui e le fronde degli alberi,
protese in alto
si difendono
dai morsi e dalle parole del vento
scompigliandosi nei miei capelli,
in quelle passeggiate con te vicino
rincalcati in noi stessi
ad ascoltarlo in silenzio.

Lucia D’Abarno

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Il vento”
di Lucia D’Abarno

Trascorre tutta d’un fiato la parola semplice e intensamente simbolica della D’Abarno, sospinta dall’alito dell’espressione, che sempre nasce dall’essenza di sé alla natura. Le fronde degli alberi e i capelli si scuotono insieme della ventosa forza indomabile e belligerante, che induce al divenire della coscienza, al morso della pulsione all’essere, che esprime esistenza al movimento delle forme. L’inaspettato abbattimento dell’inconscio sulla coscienza minaccia lo sradicamento dell’identità, così più forte l’albero e l’uomo rinsaldano la stasi profonda e radicata dell’ascolto silenzioso del silenzio, dell’emersione essente della verità.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2019 – Lucas Martín Ballar

Chiacchierata dopo pranzo

Io ho potuto vedere da bambino
l’universo intero
nella zuppa di mia nonna.
Contai quante bollicine ribollivano
raggiunsi il fondo di metallo
e affogai un pezzo di pane nella salsa tuco.
La nonna morì
il bambino era cieco
l’universo                                    non esiste.

Sobremesa de almuerzo

Yo pude ver de niño
el universo entero
en guiso de mi abuela.
Conté cuanta burbuja hirvió
surtí el fondo de metal
y ahogué un pan en tuco.
La abuela murió
el niño era ciego
el universo ya                                 no existe.

Lucas Martín Ballar

Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Chiacchierata dopo pranzo”
di Lucas Martín Ballar

La parola solida e diretta del Ballar condensa e muove la verità dolorosa del lutto, incolmabile e insurrogabile, della figura di riferimento dello sviluppo identitario, del nutrimento affettivo e formativo del bambino. La zuppa della nonna è oggetto transizionale della proiezione sintetica, che il bambino attua di sé e del mondo, veicolo della visione sapienziale, poiché l’etimologia in sapěre è la stessa di chi ha senno e di chi ha sapore. E con la nonna muore la visione delle cose e l’universo stesso, nell’attesa che il bambino ricrei, dal nichilismo, un senso proprio.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti