Dorme la città

Dorme questa città che tace
la diaspora dei passi e dei pensieri.
Assesta le sue ossa stanche
sul nudo assito del suo ieri e sogna.
Sonno, sei tu che, laddove la luce
abdica la sua pretesa del farsi sguardo,
chiudi le ciglia e quieti, imbelle,
l’algore delle iridi accese dai rumori.
Taciti le garrule labbra dei marciapiedi
a slinguazzare strade di periferia,
abile a nascondere la notte magrebina
lesta nel tinnire dei suoi tacchi a spillo
a bottinare, avida, l’ombra dei lampioni.
Eludi, indenne, il prillare dell’aria
tra i cassonetti dei palazzi lungo le vie
dove è rugosa la mano che incespica
e s’imbatte nell’iniquo lascito del sole.
Tu, riposo di quel quotidiano andare
che non s’indigna al tendersi del palmo
tra un improvvisato bivacco di cartoni,
eviti l’impudenza di quel braccio
e il suo farsi inciampo,
restando estraneo nello stare assorto
quale fabbro di fucina
a molare del sognante fiato
lo spigolo acuminato che, l’indomani,
l’alba infigge nell’occhio come trave.

Loretta Stefoni


Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Dorme la città”
di Loretta Stefoni

Elegante e tagliente, la parola della Stefoni esorta la coscienza dell’identità e il dialogo con l’alterità. Il torpore dell’incoscienza, che caratterizza l’organizzazione identitaria schizoparanoide di molti cittadini della cultura odierna occidentale, muove la destrutturazione dell’individuo secondo un principio di piacere, lontano dall’oggetto di realtà, a negare e a gettare l’alterità nel rimosso. Il meccanismo di difesa insegue un vano tentativo di rivendicazione di un’identità propria, nell’atto minante e negante la differenza. Ma il processo apotropaico ha vita breve: l’inconscio scotomizzato più forte ritorna, ad aggredire dolorosamente la coscienza inevitabile.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti