Andrò a vivere su un fiume

Andrò a vivere su un fiume
ma non conta quando
perché il tempo del fiume non esiste
si mescola e scioglie nel bagno vitale
delle nuove sembianze che assume.

Andrò a vivere su un fiume
ma non conta dove,
sopra le rocce di sorgente
dove il primo velo d’acqua si spoglia
e sul fianco un lume distende

o dove il dolce del fiume
diventa agrume
e concentra le energie
d’inconsapevole potenza,
riserva prenatale alla sopravvivenza.

Andrò a vivere su un fiume
ma non importa come
perché sono già fiume
nell’umido degli occhi d’albume,
in questa naturale e innata direzione…

e dal mio fiume
la solitudine celeste
si lascia trascinare fin là
dove il mare è ancora senza colore
e la fantasia lo veste.

Angela Maria Miceli


Critica in Semiotica Estetica della Poesia “Andrò a vivere su un fiume”
di Angela Maria Miceli

Il movimento dondolante e melodico del verso della Miceli affida lentamente l’essere umano alle acque della genesi e dell’eterno ritorno. L’umano è nascente dalla partecipazione ad un grembo elementare universale, coabitato, che custodisce un senso, un valore e un destino comune, entro cui si trova già da sempre ad essere: libera immanenza, che scompone e ricompone la visione della verità. Ogni presentazione linguistica è un volto situazionale della verità e verità medesima, è ricongiunzione di apparenza cosciente e sostanza inconscia, nel movimento eccedente di qualche cosa, che non si esaurisce nel detto e che, incessantemente, torna a proporsi come ancora da dire.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti