La morte mi ha baciato
La morte mi ha baciato,
in una notte di plenilunio.
Una brezza leggera
diffondeva intenso
il profumo del gelsomino.
Quel bacio io lo riconosco
mi accompagna da sempre,
dal primo vagito.
Nel tempo
breve e fecondo
dell’apodittica, fuggevole gioventù
il sole mi illuminava il volto,
la proiettava dietro di me
come ombra discreta.
Mi ha affiancato
ci siamo guardati
gli occhi suoi nei miei
velati entrambi di malinconia.
Mi stupiscono ogni volta inaspettati
gli aromi intensi
del rosmarino, del timo, del ginepro
della resina, dei fichi maturi.
Dopo un lungo cammino
ho il sole dietro le spalle
lascio che lei mi preceda
si allunghi davanti a me
indicandomi la via,
la mano sollevata che si apre
in un dolcissimo, lento gesto d’invito.
Un vento improvviso
gonfia le tende
i pensieri volano via liberi
trascinando con sé i rimpianti.
Morire non sarà così difficile.
Giuseppe Raineri
Critica in semiotica estetica della Poesia “La morte mi ha baciato” di Giuseppe Raineri
La parola narrante del Raineri è consapevolezza della condizione segnica dell’uomo, che vive dalla nascita una mancanza ad essere. La vita getta nella ferita della definizione, nell’assenza e nella malinconica tensione di un essere a distanza da se stesso, abbandonato all’eco seconda di una verità negata. L’ineluttabile nigredo sacrificale dell’uomo è la sua stessa realizzazione. Nel suo essere per la morte è la reintegrazione dell’ombra nella luce, è l’eternità del senso.
Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti