Premio Poesia 2018

Poesia 2018 – Valerio Calabrò

Come mi batte forte il cuore…

Trema così forte
sul dirupo, d’immenso vestito.
Trema questo cuore,
batte forte di dolore,
di un ricordo modellato
su queste mani e queste palpebre
che palpitano…
Nuovamente
questo attimo si manifesta,
come un angelo che le ali
dona ad ogni mio coccio,
ad ogni luce all’improvviso
concesso ai miei occhi
così languidi…

E si ripete, odor di pioggia,
cammino svelto e abbraccio forte
i baci ad ogni impronta,
i sorrisi ad ogni curva.

Non ti lascio,
non ti spengo:
sei un fuoco ancora ardente
sorriso mio:
fai così fremere
che ogni immagine creata
è un gioiello profumato
travestito…

Valerio Calabrò

Critica in semiotica estetica della Poesia “Come mi batte forte il cuore…” di Valerio Calabrò

Rapida divampa la parola del Calabrò, a consumare i segni del mondo come vesti date alle fiamme, per un nudo e continuo riconoscimento, perché l’unico senso è all’oggetto d’amore. I frammenti umani della mancanza ad essere e il lugubre caso del non senso si riscattano nella nietzscheana volontà creatrice, che redime dalla vacuità, attraverso la maschera del segno, nel rimando transitivo all’amata presenza.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Stefano Maraviglia

Il sisma e un sogno, te

Il sole prova a lenire le tue ferite e alleviare il mio dolore,
intanto fermo ed esanime contemplo la tua silente agonia,
Camerino mia.
Mentre la mano sul foglio incide il pianto,
martellante nelle membra il ricordo tuona,
forte e tanto.
Vibra la terra e vacilla l’esigua certezza,
mi stringo a te paese mio,
come le macerie fanno con l’amarezza.
Vedo solo il buio intorno a me,
abissi colmi d’ansia,
la paura come amica e il ricordo di una beltà
che più non c’è.
Non ti curar di me amico mio,
il malessere passerà, un giorno, forse,
se a ceder prima non sarò io.
M’illudo d’un domani diverso,
come un poeta stanco fa
verso dopo verso.
Provo a svestirmi di questo cappotto tessuto di paure e timori,
chiudo cuore e occhi,
ma non riesco a lasciarti fuori.
Basta! Fuggo!
Mesto percorro ciò che rimane di te, un’unica via.
Ti vorrei bella come una volta perché,
se un sogno c’è, quello sei te,
Camerino mia.

Stefano Maraviglia

Critica in semiotica estetica della Poesia “Il sisma e un sogno, te” di Stefano Maraviglia

Il verso rimato e cullante del Maraviglia è rituale incantatorio, che ricuce il violento iato psicofisico, improvvisamente aperto fra uomo e ambiente naturale avverso. Il ritmo legato è terapeutico e accompagna un progressivo umano abbandono fusionale notturno al sentimento d’amore: è l’unica salvezza, che riannoda lentamente al tempo circolare il tempo lineare, nel passaggio ontico dalla libertà d’immaginazione all’immaginazione di libertà di vita, da un primo sperante sogno, ad un progetto di futuro.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Stefano Giuseppe Scarcella

Col presente e l’infinito

Ho l’eterno, sul palmo della mano
l’addormento caldo sul tuo cuore,
a lungo, fino al bastone di vecchiaia

Non posso temere questo secondo
se il cielo bacio perpetuo,
tela immortale al rondò di gabbiano

Reggo il filo, delicato, di ogni amore
tutti lo tessono a ragno, nel vuoto,
leggerezza del mio tempo che finisce

L’attimo mi si congiunge al respiro
solenne pennellata d’artista,
ho l’eterno, l’infinito, e non son vinto

Stefano Giuseppe Scarcella

Critica in semiotica estetica della Poesia “Col presente e l’infinito” di Stefano Giuseppe Scarcella

L’incedere calmo e aperto dello Scarcella confida nella genesi umana delle categorie di spazio e tempo e nel potere configurante dell’immaginazione, che riscrive le cose del mondo. Il costitutivo respiro umano è amore vitale, atto di sollevamento dalla gravità, dalla vacuità e dalla finitudine, atto di sconfinamento al mondo. L’arte di vivere è dono e solennità: rituale di ripetizione di una comune origine infinita.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Ruxandra Costantinescu

Stanza senza tempo

L’angolo senza tempo, l’angolo del silenzio
è qui in questa mia stanza nuvolosa
piena di fogli, di libri, di crisantemi
e del mio soffio speranzoso.
Spicciati, giorno.
Calmati, notte.
Io cerco solo delle parole senza tempo
per poter parlare sempre più piano
con la ninfa dei cuori che sussultano.

Ruxandra Costantinescu

Critica in semiotica estetica della Poesia “Stanza senza tempo” di Ruxandra Costantinescu

Il verso rapido, diretto e profondo della Costantinescu è desiderio di permanenza dello scorrere del divenire, dell’umana segnica finitudine, nel valore simbolico della parola. La parola della poetessa è rivolta alla divinità delle acque, perché gesti, dalla meraviglia sacra del silenzio, della natura, della bellezza melodica e danzante, come dal movimento emotivo che precede il dire, la parola vera, il respiro eterno del senso.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Roberto Lasco

Ritratto d’autore

In un treno che conduce
tra indefinite prospettive,
la calma sembra affrettarsi
per appagare l’attimo che fugge.
In me vibra l’estro armonico
di un mondo che ripete limiti
d’irreparabile squilibrio.
Soltanto il carteggio d’un arte libera,
manipola il coraggio
di chi in fondo lotta
per saziarsi del saporoso credo,
misto ad una incessante forza,
che penetra fin entro le membra.
In un monologo che si introduce
quasi come una brezza,
il dolce segreto dell’anima
minaccia il calante ritmo
di una vita sempre in cerca
di un giorno che passa.

Roberto Lasco

Critica in semiotica estetica della Poesia “Ritratto d’autore” di Roberto Lasco

Il verso apotropaico del Lasco è rituale esorcizzante l’inconscio umano timore del divenire nella morte. La condizione umana è segnica, ripetizione analogica del mondo, destinata allo squilibrio del desiderio inappagabile in movimento, nel paradosso costante e insanabile dell’arte di vivere: l’arte umana della parola. Dell’uomo è il respiro della definizione senza fine, del viaggio sempre aperto e indefinito all’essere del sé, nella lotta contro il tempo lineare.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Matteo Bona

Nocturna XX

Consapevole
Del mio
Nulla
Mi specchiavo
Nel muro
Del cielo,
Nuvole
E stelle
In ridda.
Un sussulto
Sordo,
Muto e tondo
M’ha
Sfiorato
Brutale sulla
Soglia
Del globo.

Matteo Bona

Critica in semiotica estetica della Poesia “Nocturna XX” di Matteo Bona

La parola in frammenti del Bona è parola umana, che vuole nietzscheanamente tramontare, per sanare il dualismo di un mondo vero e un mondo reale, poiché cercare un mondo dietro il mondo sarebbe fondamento del nichilismo che priva di senso, per proiettarlo al di là dell’umano. Il poeta vuole un corpo trasvalutato, strumento della Wille zur Macht (volontà di potenza), il Selbst (Sé) è congiunzione degli opposti e anelito a superare se stesso, sino a che il tutto sia nella parte e la tracotanza della parte esondi il tutto e la visione dell’uomo sia la verità del mondo.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Massimo Mezzetti

Verità

C’è un percorso
d’eternità nella notte,
d’immaginazione profonda.
Tra le nebulose del sapere
dov’è l’incommensurabile
luccichio della verità?
La bellezza apparsa
in pochi attimi
si sveglierà nel sogno.

Massimo Mezzetti

Critica in semiotica estetica della Poesia “Verità” di Massimo Mezzetti

L’inarcatura dei versi del Mezzetti suggerisce stilisticamente il carattere cinetico, improvviso e sorprendente dell’incontro umano con la verità. La verità della scienza, misurabile, non è che un “luccichìo”, un riflesso secondo e ingannatore, che cattura il volo illuso del sapere e delle allodole. Occorre lasciare aperto il transito della verità: la verità umana è notturna, si alimenta nell’inconscio collettivo, è immaginazione irriflessa di bellezza, che il pensiero cattura alla rêverie del primo risveglio, alle prime luci della coscienza.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Maria Teresa Infante

Senz’alba
(Mai nato)

Cercai di non pensarti
relegandoti nel ventre che non ti nacque
annegando i rami delle tue radici
tranciate tra il mio costato.

Mai ho dimenticato
i fratelli che non ti ho dato
segregandoti tra i chiodi delle mie stanze
e le nenie mute delle culle vuote.

Non ho mai scordato
il tocco delle manine sconosciuto
sui capezzoli prosciugati dalla tua assenza
e il latte inacidito che dissanguai.

Senz’alba
fu il cielo che ti partorì
tra le oscure doglie della notte eterna
in cui fui vittima e carnefice
dell’imperfetta sostanza che mi fece donna
tra la croce e la condanna.

Nascesti altrove
non seppi mai chi eri.

Morii di te… tu di me.

Maria Teresa Infante

Critica in semiotica estetica della Poesia “Senz’alba” di Maria Teresa Infante

La parola asciutta, dura e graffiante della Infante allittera profondamente per la coscienza del dolore dello strappo insanabile della gestazione spezzata, sofferenza personale che si eleva e investe il grembo stesso della natura, a cercare una cosmica catarsi, ivi anche negata. La vita nel grembo materno è dialogo sintetico, in sincronia, in sintonia, in sinfonia, entrambi senza esperienza antitetica dell’altro da sé, stretti in una soggettività totale, che, qualora innaturalmente infranta, provoca il vissuto di morte del figlio e, ugualmente, della madre.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Luciano Gentiletti

Er busilli de l’incontrario

Come Giano, du’ facce e ‘na capoccia,
ciavemo drento er Bene e puro er Male,
‘sta legge, ch’è pe tutti universale,
ce fa cresce er busilli ne la boccia.

L’incontrario te scopre quer che vale:
nun godi er frutto si nun c’è la coccia,
nun cerchi pace si nun c’è chi scoccia,
la notte more quanno er giorno sale.

Così a ‘sto monno p’apprezzà l’Amore,
che governa ‘sta favola infinita,
l’omo nun pò fà a meno der dolore.

Senza er pianto che scenne su la pelle
nun t’accorgi der dono ch’è ‘sta vita:
ce vò lo scuro pe vedé le stelle.

Luciano Gentiletti
L’enigma degli opposti

Come Giano, che ha due facce ed una testa, / dentro ognuno di noi alberga il Bene ed il Male, /
questa legge universale, / è un enigma che ci accompagna costantemente. /
Abbiamo bisogno del contrario per comprendere quello che vale:/ gustiamo un frutto quando lo estrapoliamo da quello che lo ricopre, /
cerchiamo la tranquillità perché esiste chi disturba. / la notte svanisce quando sorge il giorno./
Nel mondo per apprezzare l’Amore, / che governa questa favola infinita, /
l’uomo non può fare a meno del dolore. /
Solo dopo aver patito una sofferenza / ci accorgiamo di quello che abbiamo: /
occorre il buio per poter vedere le stelle. /

Luciano Gentiletti

Critica in semiotica estetica della Poesia “Er busilli de l’incontrario” di Luciano Gentiletti

La phrònesis, la saggezza pratica della parola viva, concreta, orale e vernacolare del Gentiletti, offre il sapore incarnato del mondo della vita in uno spaccato emozionale e dinamico. È occorrenza paradigmatica che precede, che dà senso e che avvalora l’astrazione logica: la visione filosofica del divenire dialettico degli opposti, per l’individuazione identitaria.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti

 

Poesia 2018 – Jeovano de Matos Francisco

Lasciatemi morire

Non voglio lacrime salate…
Né mestizie sgualcite nella gola
delle persone che amo.
Né ricordi della mia immagine nei quartieri
Né preghiera… Né prete, presbitero, o fedeli.
Niente!
Quando andrò nella terra del silenzio
Non portatemi fiori…
Piangete per me!
Non per il morto che avete perso.
Poiché il mio pensiero è lontano delle vostre lacrime.
Lasciatemi morire… sparire… stemperare nello spazio
lasciatemi andare “Dove nessuno conosce nessuno”

Per il mondo!
La morte è la grande perdita della vita…
Per voi la mia scomparsa è solo
tristezza, amarezza… che scemi!
Soltanto la morte conosce la strada per la mia libertà…
Lasciatemi morire la morte che Dio prenotò per me
Dal giorno che sono nato…
È ora! sono pronto per morire… non voglio più aspettare
La vado a cercare… Lasciatemi partire…
Andare all’opposto della vita!
Lasciatemi morire come se non avessi
Mai vissuto…
Lasciatemi dormire, il sonno eterno nell’arte e nel mare
della vera poesia.
Lasciatemi morire nella follia di credere che andrò in cielo
Invece di essere sepolto
Lasciatemi…
Lasciatemi trovare la pace…
nell’oblio incosciente della vita.

Jeovano de Matos Francisco

Critica in semiotica estetica della Poesia “Lasciatemi morire” di Jeovano de Matos Francisco

La parola vocativa ed epistolare del Francisco è esortazione alla gioia della condizione umana, come segno dell’oggetto di vita eterna, nel continuum instante della coappartenenza al mondo. Il grembo naturale da cui tutto proviene è il luogo a cui tutto ritorna; se la conoscenza, come l’identità, sono brevi esperienze finite, la vita collettiva invece è libertà assoluta, senso, arte di essere oltre la morte, nell’inconscio, vitalistico, infinito subsistere accadente.

Presidente Fondatrice,
Prof.ssa Fulvia Minetti